Non fornì cure, infermiera condannata
È stata fissata per il 7 marzo l'udienza in Cassazione per decidere sul sequestro degli appartamenti di Green campus, le residenze universitarie al centro dell'inchiesta della procura per l'ipotesi di lottizzazione abusiva. Il ricorso in Cassazione era stato presentato proprio dalla procura dopo la decisione dei giudici di togliere il vincolo alle residenze e restituirle ai costruttori. La procura deve anche definire la posizione di 72 proprietari, che erano stati tutti indagati. Il pm aveva voluto sentirli e ora dovrà decidere se archiviare oppure chiedere il rinvio a giudizio. di Maria Fiore wPAVIA Tre anni e mezzo di carcere e un risarcimento danni di oltre 51mila euro. E' la condanna decisa ieri mattina dal giudice Luigi Riganti per Patrizia Bruni, 56 anni di San Martino, infermiera al Santa Margherita, accusata di avere abbandonato – lasciandolo senza cure – un pensionato di 77 anni malato di alzheimer, con cui aveva anche convissuto. La donna è stata invece assolta dall'accusa di stalking nei confronti dell'ex moglie dell'uomo, che aveva presentato la denuncia e che nel processo era parte civile con l'avvocato Massimo Marmonti. La procura di Pavia, attraverso il pubblico ministero Maria De Bellich, aveva chiesto la condanna a 3 anni e due mesi. Il giudice ha accolto di fatto, quindi, la richiesta dell'accusa e ha anche disposto per l'imputata l'interdizione dai pubblici uffici per un periodo di cinque anni. «Aspettiamo le motivazioni per fare appello», dice l'avvocato difensore Paolo Panucci. Secondo l'accusa, la donna non avrebbe prestato al pensionato tutte le cure di cui aveva bisogno, come invece la convivenza tra loro avrebbe richiesto. Al punto che, secondo la ricostruzione fatta al processo, a gennaio del 2010 sarebbe stato necessario ricoverare l'uomo a causa di un grave stato di disidratazione e malnutrizione. Un altro imputato, deceduto mentre il processo era in corso, doveva rispondere di avere prosciugato il conto corrente dell'uomo in un anno e mezzo di prelievi. Le contestazioni erano state messe nero su bianco dagli agenti della squadra mobile, che avevano raccolto prima la segnalazione del figlio del pensionato e poi la denuncia dell'ex moglie. Il processo ha ricostruito un intreccio complesso di legami familiari, a cominciare dalla relazione tra la Bruni e il pensionato. Relazione che comincia diversi anni fa e non è vista di buon grado dall'ex moglie dell'uomo. Il legame, secondo quanto emerso dal processo, si interrompe tra il 2006 e il 2007, perché il pensionato non avrebbe gradito l'isolamento rispetto alla sua famiglia. Fatto sta che le condizioni di salute del pensionato si aggravano nel 2008, quando l'uomo viene colpito da infarto. Da questo momento l'anziano alterna momenti di lucidità ad altri di amnesia. E' in questo periodo che l'infermiera comincia a riavvicinarsi a lui e alla fine torna a vivere in casa del pensionato. I parenti, che non riescono più ad avere contatti con l'uomo, a giugno dello stesso anno scoprono che non ci sono più soldi sul suo conto corrente. E' stata venduta anche la macchina. Un ammanco che, tra auto, denaro e gioielli, arriva ai 36mila euro. L'ex moglie si attiva per fare nominare un tutore provvisorio e mettere al riparo il patrimonio dell'anziano. Ma emerge un altro sospetto: il medico di famiglia del 77enne comincia a mostrare dubbi sull'assunzione delle medicine. A gennaio del 2010 l'uomo viene ricoverato e qualche mese più tardi muore. Ma le indagini della polizia sono già partite.