Tasse e crescita, subito i test più delicati

ROMA La crisi economica che inizia ad arretrare, o almeno così sembra da primi deboli e contraddittori segnali macro, pone i temi economici al centro dell'azione del nuovo esecutivo. L'intervento più importante, neanche a dirlo, sarà quello di Pier Carlo Padoan che, ancora in volo da Sidney a Roma ma già incassata la promozione di Olli Rehn («lui sa cosa fare»), indica una priorità: un intervento sulle troppe tasse che gravano sul lavoro. Ma prima - annuncia lui stesso - ci vorrà una "due diligence" per capire al millimetro l'andamento dei conti. Anche perché da giorni si parla di ricontrattare con Bruxelles i rigidi vincoli imposti (ad esempio il deficit entro il 3% del Pil). Compito "ingrato" al quale Padoan si potrebbe presentare solo se gli impegni italiani saranno sostanzialmente rispettati. In questo senso si era già speso Fabrizio Saccomanni indicando a Rehn alcuni interventi in corso di attuazione. E tra questi le privatizzazioni (già sono in pista Poste, Enav, ma anche le cessioni di aziende controllate da Cdp) e l'intervento sulla Banca d'Italia (e le ricadute dunque sul sistema bancario). Ma la tenuta dei conti, almeno stando a quanto detto di recente dalla Corte dei conti, è «fragile». Va inoltre considerato che l'Italia dal 2015 si è impegnata a ridurre progressivamente il debito pubblico. Quindi serviranno nuove risorse da reperire proprio dalle dismissioni. Occorrerà innanzitutto una verifica. Poi c'è da ascoltare il commissario alla Spending Review, Carlo Cottarelli, che già lunedì prossimo sarebbe in grado di riferire la sua ricetta di tagli alla spesa. Non un passaggio minore visto che il precedente governo ha affidato a Cottarelli l'arduo compito di reperire almeno 32 miliardi per "mantenere" i conti pubblici. Più altri fondi per consentire proprio il taglio delle tasse sul lavoro. Cioè l'intervento sul cuneo fiscale già indicato da Padoan. Ma è solo l'inizio. Il premier infatti ha già indicato un ambizioso programma di riforme, molte delle quali proprio di natura economica: a febbraio riforme istituzionali, a marzo il lavoro, che è «la vera priorità» e che spetterà all'outsider Giuliano Poletti in arrivo dalla Legacoop che dovrà misurarsi con il già noto jobs act. Ad aprile entrerà invece in campo Marianna Madia (compatibilmente con il suo stato di gravidanza). Renzi indica infatti la priorità di quel mese nella riforma della Pubblica amministrazione. Sempre ad aprile si dovrà sciogliere il nodo delle nomine, che seppure vede in prima fila Palazzo Chigi, formalmente è un compito in capo al Tesoro. Ma il vero scoglio, quello sul quale molte speranze e buone intenzioni si sono infrante, arriverà solo a maggio per Padoan. Poco prima dell'estate dovrebbe metter infatti mano alla riforma fiscale magari ripescando anche il testo della delega che ha vagato per anni in Parlamento ed è attualmente "arenata" in commissione Finanze alla Camera. Nel testo c'è un po' di tutto, dai giochi fino alla riforma del catasto. Ma il vero scoglio sarà rivedere gli oltre 700 sconti fiscali e le agevolazioni alle imprese. Si scalda intanto anche il fronte statali. I sindacati guardano con sospetto alle annunciate novità in arrivo da Cottarelli che, a loro parere, procederà come al solito. Cioè con tagli indistinti (i famigerati "tagli lineari").