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BRONI-MORTARA La Regione conosce i bisogni del territorio? nLeggo sulla Provincia pavese di venerdì l'articolo a pag. 31 "Autostrada Sabrom. Il territorio la boccia con 132 contestazioni". Chiarissimo il contenuto, perfettamente rispondente al titolo, ma solo sino a quando entra in campo l'assessore regionale Maurizio Del Tenno. Appena comincia a parlar lui, ecco che mi ritrovo nell'atmosfera surreale dell'incontro a suo tempo organizzato dalla Provincia pavese a richiesta dell'altro assessore, Melazzini, per discutere appunto dell'autostrada, e poi da Melazzini disertato. Perché, se fino a quel momento le ragioni del "no" sono apparse addirittura straripanti rispetto a quelle del sì, ecco che Del Tenno, senza fare una piega, afferma che al riguardo "non ci sono né grandi contrarietà né grandi entusiasmi". Mi stropiccio gli occhi. E le 132 contestazioni che cosa sono? Contrarietà piccole? E dove stanno i "non grandi entusiasmi"? All'incontro in Provincia pavese, l'unico parere favorevole (a parte, s'intende, quello dell'imprenditore…) fu espresso da un rappresentante degli interessi 'logistici', comunque aiutati da qualunque intervento sulla rete viaria. Tutti gli altri intervenuti si dichiararono decisamente contrari. Vado avanti ed ecco che Del Tenno se ne esce con questa conclusione: "Per noi (immagino voglia intendere la Regione Lombardia) resta un'opera strategica importante, la provincia di Pavia ha fame di infrastrutture". Credevo che il Comitato del no avesse già abbondantemente dimostrato che non si tratterrebbe affatto di una "opera strategica". E che la nostra provincia, nella fattispecie Vigevano, avesse già abbondantemente detto e ripetuto quale sia l'infrastruttura viaria di cui ha assoluto bisogno, e che non ha niente a che fare con la Stroppiana-Mortara-Broni. Ci sarebbe da dire anche qualcos'altro all'assessore regionale, a proposito delle strade di cui Pavia ha bisogno. Non gli fischiano mai le orecchie quando legge di quel che stanno soffrendo la rete viaria dell'Oltrepo sottoposta allo stillicidio franoso e i nostri vecchi ponti sul Po? Davvero, leggere poi in neretto a fianco dell'articolo sull'Autostrada la nota su quel programma dei 100 milioni promessi dal solito imprenditore se gli si dà via libera (e si parla di tangenziali e addirittura di un nuovo ponte sul Po, ma non di quello che più, adesso e catastroficamente, tutti ci interessa) è - me lo si consenta - un autentico pugno nello stomaco. Ma questi politici regionali, il territorio di cui si riempiono sempre la bocca, lo conoscono realmente? O quel che dicono e fanno, col territorio e i suoi bisogni non ha alcun rapporto? Giulio Guderzo PAVIA Comprare i lampioni E quelli mai accesi? nHo letto dell'acquisto dei lampioni stradali da parte del Comune di Pavia Bene? Male? Certo è che se la manutenzione è come quella attuale siamo a posto. Ho visto lampioni che non si accendono da anni. Tanto per fare un esempio, mi domando se mai nessuno si è accorto che da quando è stata costruita la Tangenziale Nord nella intersezione che porta all'imbocco con la Ovest (sia per entrare che per uscire -Zona Campeggi) i non pochi lampioni non si sono mai accesi, come i fari dei sottopassi sempre della sopracitata tangenziale: ne funziona uno su tre. Probabilmente chi di dovere di notte non esce mai di casa o, detto in pavese, "al fa no balà l'oc". A Pavia l'illuminazione notturna non ha una bella nomea (vedi il caso ponte della Libertà, luminarie da cimitero) ma noi da buoni cittadini siamo sempre speranzosi. Federico Muscolino SCUOLA Il liceo, il ceffone e la solidarietà nSono il padre di un allievo del liceo Foscolo di Pavia. Ho appreso dalla Provincia pavese di venerdì 21 lo screzio tra due dipendenti del liceo. Non ne sapevo nulla e incuriosito ho letto l'articolo: lo stupore mi porta a scrivere. Una segretaria dà uno schiaffo a una collega: non la schiaffeggiata, ma chi tira lo schiaffo riceve trenta lettere di solidarietà da parte dei professori. Molto strano, penso: ancora più strano mi appare il conseguente comportamento della preside, che chiede ai trenta professori di argomentare nero su bianco le ragioni dell'espressa solidarietà. La situazione di per sè nasconde qualcosa di poco chiaro, ma la richiesta della preside mi preoccupa: perchè interrogare i professori solidali e non argomentare lei per prima (suo dovere, data la carica che ricopre), esponendosi, le ragioni dello screzio e la sua posizione? Un tal comportamento mi pare pericoloso, rasentando i limiti del mobbing. Lorenzo Bruno nuovi cardinali Applaudo alla nomina di mons. Capovilla nIl 17 settembre 2013 scrissi al Sommo Pontefice una lettera perchè valutasse l'opportunità di concedere, nel prossimo concistoro, la dignità cardinalizia all'arcivescovo mons. Loris Francesco Capovilla, già segretario particolare del Beato Papa Giovanni XXIII. A differenza di altre volte, la missiva non ha avuto alcun riscontro cartaceo da parte della Santa Sede, però la risposta a me e a tanti altri estimatori di mons. Capovilla (che compirà 98 anni a ottobre) è arrivata direttamente dal Santo Padre dopo l'Angelus di domenica 12 gennaio scorso, quando disse ai numerosi fedeli: "Come è stato già annunciato, il 22 febbraio avrò la gioia di tenere un Concistoro, durante il quale nominerò 16 nuovi Cardinali elettori. Insieme ad essi, unirò ai membri del Collegio cardinalizio tre Arcivescovi emeriti che si sono distinti per il loro servizio alla Santa Sede e alla Chiesa". Tra questi ultrottantenni, che non hanno diritto di voto in un ipotetico conclave, spicca il nome di mons. Capovilla, Arcivescovo titolare di Mesembria, storico segretario e fedele custode della memoria di Papa Roncalli, che otterrà un riconoscimento significativo nell'anno della canonizzazione di Giovanni XXIII. Non c'è settimana che papa Francesco non compia un gesto inaspettato. Non fa cardinale chi si aspetta di diventarlo e fa chi non ci pensa. Papa Francesco volta pagina, rimedia ad antiche dimenticanze. Il rimedio lo si è visto, appunto, con mons. Capovilla che ieri ha ricevuto la dignità cardinalizia con l'imposizione della berretta e l'assegnazione del titolo di una chiesa di Roma, S. Maria in Trastevere. Emanuele Gallotti