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di Natalia Andreani wROMA Almeno cento morti e cinquecento feriti in meno di dodici ore. È il bilancio di una giornata di guerra civile quello arrivato ieri sera da Kiev. La flebile tregua della scorsa notte si è interrotta all'alba di ieri con l'arrivo in piazza Indipendenza di manifestanti armati. Migliaia di persone - fra i trenta e i cinquantamila - che in poche ore hanno eretto nuove barricate riconquistando la piazza. Gli spari, il fumo e le deflagrazioni hanno rapidamente raggiunto il palazzo del governo, poi evacuato per ragioni di sicurezza. E stessa sorte è toccata alla Rada, il palazzo del Parlamento, sgomberato in fretta e furia nelle stesse ore per il timore di un'irruzione degli insorti. La situazione nelle strade di Kiev e andata rapidamente degenerando e alle undici, secondo le notizie in possesso all'ambasciatore italiano a Kiev, in città c'erano già stati più di cinquanta morti e centinaia di feriti. Gli insorti sono riusciti a prendere in ostaggio una settantina di poliziotti: e altri venti ufficiali di polizia, secondo il governo, sono rimasti feriti dal fuoco dei cecchini schierati con la piazza. Ma i corrispondenti da Kiev di diversi media internazionali dicono che i cecchini che hanno sparato vicino alla cattedrale di San Michele, all'Hotel Intercontinental, e al monumento di piazza Indipendenza, hanno mirato ai manifestanti. Un giornalista del Guardian, Ian Traynor, ha detto di aver visto quattro cecchini della polizia, due dei quali sparavano verso la folla. «Ho visto dei tiratori che sparavano con armi automatiche munite di obiettivo telescopico», ha raccontato il reporter. Traynor ha contato 12 corpi nell'obitorio di fortuna allestito dai manifestanti e confermato che la collega Harriet Salem ne ha visti nove in un'altra parte della città. Analoghi i reportage del Guardian e del Telegraph mentre in Rete ci sono foto di cecchini appostati sul palazzo del governo. Attorno a mezzogiorno - mentre da Mosca il ministro russo degli Esteri Serghej Lavrov invitava le autorità ucraine a non fare «lo zerbino» degli insorti - in piazza sono arrivati sei blindati della polizia carichi di agenti in assetto antisommossa: con l'autorizzazione ad aprire il fuoco per legittima difesa. Così, mentre in strada risuonavano gli appelli agli abitanti dei Kiev a rimanere nelle proprie case, sono iniziate altre ore di scontri e di violenza. E nel tardo pomeriggio le opposizioni consegnavano alla Cnn l'ultimo bollettino di guerra con le cifre aggiornate: 100 morti e oltre 500 feriti.La giornata di ieri ha visto anche la polizia della regione della Transcarpazia passare con gli insorti ai quali ha giurato fedeltà. E mentre altre regioni russofone, come la Crimea, paventano la dissoluzione del paese e si dicono pronte all'indipendenza, il presidente Yanukovich deve fare i conti anche con quelli che ormai sono diventati i suoi ex alleati: ieri è stato il sindaco di Kiev a dimettersi dal partito delle regioni del presidente per protestare contro «il bagno di sangue» nel paese. «Gli eventi in corso a Kiev sono un tragedia», ha dichiarato Volodymyr Makeyenko assumendosi la responsabilità di assicurare i mezzi di sostentamento necessari alla città di Kiev». Ma anche i diplomatici ucraini hanno firmato ieri un appello alla pace non concordato col governo: appello che il quotidiano russo Kommersant ha letto come un «ammutinamento» dell'intero corpo diplomatico del paese. «È giunto il momento di un compromesso. Chiediamo a tutte le parti di fare tutto il possibile per fermare il bagno di sangue nel nostro Paese», si legge. I valori umani comuni europei sono quelli che uniscono tutti i cittadini ucraini. Per questo, siamo convinti che la firma di un accordo di associazione con la Ue, a supporto del quale è iniziato Euro Maidan possa unire tutti noi», hanno scritto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA