L'Italia ha già vinto: 6 medaglie

Missione compiuta. L'Italia centra l'obiettivo prefissato dal presidente del Coni, Giovanni Malagò: portare a casa una medaglia più di Vancouver 2010. Il numero uno dello sport italiano deve fare un monumento ad Arianna Fontana che ha trascinato la staffetta azzurra femminile dello short track alla medaglia di bronzo. La sesta complessiva dell'Italia in questi Giochi (una in più rispetto a quelle vinte in Canada anche se manca ancora l'oro). Per la fuoriclasse di Sondrio si tratta del quinto podio olimpico, il terzo a Sochi dopo l'argento nei 500 metri e il bronzo nei 1500. Un bottino che la inserisce tra la grandissime dello sport italiano. La gara della staffetta è stata ricca di emozioni. L'Italia, causa un contatto fra la stessa Arianna e una coreana, sembrava fuorigioco. Prima di cadere l'azzurra ha però avuto lo scatto necessario per toccare la compagna Lucia Peretti per il cambio. Il quartetto tricolore è rimasto quindi in corsa e al traguardo. Dopo un minuto interminabile nei quali i giudici analizzavano la gara nei particolari, è arrivata la lieta notizia: Cina, seconda al traguardo, squalificata e Italia sul terzo gradino del podio alle spalle di Corea del Sud e Canada. «Siamo partite bene - dice la capitana Fontana -. All'inizio eravamo convinte di potercela giocare. Dopo la caduta non abbiamo mai mollato, cercando di continuare ad andare forte perché nello short track può succedere di tutto e alla fine è arrivata la squalifica della Cina. Siamo contente». La soddisfazione è immensa anche per le altre ragazze del quartetto italiano: «È bellissimo salire sul podio tutte insieme - argomenta Elena Viviani - siamo super contente». Al settimo cielo pure Lucia Peretti. «Questo bronzo è una grande gioia». Chiude Martina Valcepina: «Una medaglia olimpica è un sogno che si avvera». Per la Fontana l'avventura non è ancora conclusa, restano infatti i 1000 metri. Se il "Triplete" è già storia il poker la farebbe entrare nella leggenda. Nello sci alpino, invece, per undici centesimi il sogno di un podio olimpico si trasforma nell'incubo della medaglia di legno, la quinta di questa spedizione a Sochi. Le lacrime sul traguardo di Nadia Fanchini la dicono tutta sulla sua delusione. Disastrosa in discesa, non benissimo in super-G, la 27enne bresciana aveva assaggiato il sapore del riscatto nella prima manche del gigante, chiusa al terzo posto davanti a gente come Fenninger, Shiffrin, Rebensburg, Pietilae-Holmner, Gisin, Gut e Goergl. «Sono sul podio e voglio rimanerci», aveva confidato a metà gara. Ma un'uscita imperfetta dal cancelletto e qualche indecisione nelle prime porte le sono costate il bronzo in una prova che ha visto la definitiva rinascita della 30enne slovena Tina Maze, oro davanti ad Anna Fenninger e Viktoria Rebensburg. La prima Olimpiade del meranese Omar Visintin, numero uno al mondo stagionale dello snowboardcross, finisce invece sulla slitta-barella per una brutta caduta nella semifinale (piccola infrazione dell'angolo posteriore inferiore dell'acetabolo dell'anca destra ). In finale ci è andato a sorpresa il suo compagno di squadra Luca Matteotti, sesto e ultimo con una caduta.