Donna murata viva L'amica: «Aveva paura di quell'uomo»

di Paolo Fizzarotti wTORTONA Il sospetto degli inquirenti, ma ancora tutto da provare, è che volesse farla morire di fame, o persino annegarla nel pozzo nero che c'è dietro casa: difficilmente il suo compagno l'avrebbe infatti liberata dopo averla murata viva nell'intercapedine della loro villetta. La vicenda è quella di Antonella, titolare del «Piccolo Bar» di Viguzzolo: sabato pomeriggio è stata salvata solo grazie all'intuizione della sua socia Elisabetta, e al pronto intervento dei carabinieri di Viguzzolo. Alfonso D'Ursi, 47 anni, il suo convivente, è rinchiuso nel carcere di Alessandria e rifiuta di parlare. Il sostituto procuratore Ghio lo accusa di sequestro di persona, lesioni e maltrattamenti in famiglia. L'accusa di tentato omicidio per il momento è stata messa da parte, ma le indagini dei carabinieri proseguono proprio per verificare se ci sono gli estremi per accusare D'Ursi anche del reato più grave. Ecco la storia, come emerge dalla ricostruzione effettuata dagli uomini del capitano Roberto Ghiorzi. La coppia vive assieme da 15 anni e ha un figlio di 12 anni. Circa sei mesi fa la famiglia si trasferisce in una villetta di via della Rosta a Vho, sopra Tortona. La casa è ancora da ultimare, ma è già abitabile. I rapporti tra i due sono tesi da tempo: tanto che Antonella ha deciso di rivolgersi a un avvocato per le questioni relative all'affidamento del figlio. Sabato mattina la donna affronta D'Ursi. Ne nasce un acceso diverbio, al termine del quale l'uomo aggredisce Antonella e la lega mani e piedi con dei foulard. Poi se la carica in spalla e la porta nell'intercapedine che c'è tra il seminterrato e la casa, dietro la villetta. Ci si entra solo attraverso un buco nel muro e una scaletta a pioli. A quel punto la lega mani e piedi con delle cinghie da tapparella a una sedia da ufficio, e le chiude la bocca con del nastro adesivo. Nel pomeriggio la sua socia Elisabetta si preoccupa: Antonella doveva darle il cambio ma non si vede. Elisabetta conosce la situazione familiare dell'amica, sa che al mattino voleva dire a D'Ursi che se ne andava. Elisabetta chiama inutilmente la socia al cellulare. Temendo il peggio, Elisabetta si fa accompagnare a Vho da un amico. D'Ursi è in casa, ma non risponde. Il citofono non c'è ancora, ma il cancello è solo accostato: i due entrano e vedono sul tavolo la borsetta di Antonella. D'Ursi li manda via in malo modo: i due amici se ne vanno ma chiamano subito i carabinieri di Viguzzolo. Quando sente i loro sospetti, il maresciallo non si meraviglia: anche lui, cliente del bar, aveva intuito che i rapporti nella coppia erano ormai compromessi. I due amici e i carabinieri corrono subito a Vho. Non c'è bisogno di perquisire la casa: Antonella è riuscita a liberarsi dal bavaglio di nastro adesivo morsicandolo. Le sue invocazioni d'aiuto arrivano da dietro un muro. «Penso che la volesse annegare nella fossa biologica - dice un'amica di Viguzzolo - Di solito era chiusa, ma è stata trovata aperta. Antonella non mi ha mai parlato di violenze fisiche, ma di violenze psicologiche sì». Sotto choc anche una ragazza che lavora al bar. «Antonella e il bambino si sono rifugiate a casa della mamma di lei - spiega il marito di Elisabetta - Non poteva certo rimanere da sola in quella casa. Qui le vogliamo tutti bene, tutta Viguzzolo si è stretta a lei. E' molto scossa anche Elisabetta: non poteva certo immaginare di trovarsi davanti a una scena del genere. Oggi l'ha accompagnata dall'avvocato». @paolofizzarotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA