Radioterapia raddoppia al San Matteo 3,5 milioni
di Anna Ghezzi wPAVIA Un nuovo acceleratore lineare per la radioterapia arriverà entro il 2014 grazie al finanziamento di 3 milioni e mezzo di euro concesso al San Matteo dalla Regione: il nuovo acceleratore si andrà ad aggiungere a quello acquistato l'anno scorso con risorse proprie dell'ospedale per ovviare ai continui fermi di un macchinario vecchio di 15 anni, garantire le cure agli oltre 800 pazienti che passano dalla clinica ogni anno e snellire le liste d'attesa. Sarà acquistato anche un nuovo tomografo assiale computerizzato che rimpiazzerà l'attuale simulatore. A misurare i bisogni strumentali dell'ospedale e «curare» il cuore tecnologico del San Matteo, fatto di 13mila macchinari, connessioni, schermi necessari alla cura e alla diagnosi, c'è la struttura di ingegneria clinica diretta da Paolo Lago. «Normalmente facciamo circa 200 collaudi all'anno – spiega l'ingegner Lago – l'anno scorso ne abbiamo realizzati 1760». Quasi dieci volte più della media, a cui si aggiungono 320 ordini per l'acquisizione di strumentazione, ricambi, accessori, software. «Colpa» del trasloco al Dea. «Tutto il personale che lavora al Dea – spiega Lago – usufruisce ora di spazi e arredi nuovi, di impianti non più obsoleti. I reparti più complessi come le sale operatorie, la rianimazione, il pronto soccorso e la radiologia hanno completamente rinnovato le tecnologie: letti e lampade di sala operatoria, apparecchi per anestesia, monitor dei parametri vitali di ultima generazione per garantire sicurezza ed efficienza. Ora il personale deve essere messo nelle condizioni di utilizzarle al meglio». Ingegneria clinica si occupa di acquistare, valutare, manutenere tutte le apparecchiature elettromedicali, di stendere il piano degli investimenti e supportare la direzione sulle tecnologie. «In questi anni – aggiunge Lago – siamo sempre più impegnati nella valutazione dei dispositivi medici impiantabili sui pazienti come pacemaker, stent coronarici, protesi per scegliere coi clinici quanto di più appropriato esiste per i pazienti. Dobbiamo essere sempre aggiornati per valutare cosa serve effettivamente ed è più conveniente». L'informatica è presente ormai in tutte le applicazioni e l'automazione avanza soprattutto nel laboratorio analisi e nel trattamento sangue: «Le immagini diagnostiche sono digitalizzate – spiega Lago – i referti viaggiano in rete da un reparto all'altro, i pazienti critici sono monitorati in tutte le fasi del ricovero e uno specialista anche se lontano dalla rianimazione può sempre accedere ai parametri del paziente in caso di necessità. Con internet diminuiscono anche i tempi di intervento in caso di guasto delle apparecchiature». E se ci fosse un blackout? «Entrerebbero in funzione i gruppi i continuità e le batterie di tutti i macchinari fino all'avvio dei generatori. E non dimentichiamo che in ogni caso esistono anche procedure manuali». Il personale dell'ingegneria clinica è composto da quattro tecnici, quattro amministrativi, un ingegnere: «Poi ci sono contratti a progetto o borse di studio – spiega Lago - e attualmente lavorano con me quattro ingegneri». In più ci sono tesisti e tirocinanti del corso di laurea in ingegneria biomedica, elettronica e del master in ingegneria clinica. E la manutenzione viene gestita anche con l'apporto di società esterne specializzate: 22 i contratti per 135 apparecchiature. ©RIPRODUZIONE RISERVATA