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ELEZIONI A STRADELLA Insulti insopportabili così non si fa politica n Alcune considerazioni sullo scenario che si sta sviluppando in ordine alle prossime elezioni amministrative di Stradella. Sono consapevole che ormai si utilizza ogni forma corretta e non corretta come arma per combattere il proprio avversario politico, tuttavia quello che periodicamente leggo su Facebook mi sembra davvero esagerato e esasperato. Mi riferisco agli attacchi personali al presidente della Broni-Stradella attraverso vari post, denigrando la persona più per l'età che per l'operato della Società stessa. Tutto questo è assurdo, troppo facile fare certe affermazioni che mi sembrano estremiste e un po' talebane, invece di proporre osservazioni costruttive e motivate. E' stato sicuramente molto offensivo e di pessimo gusto l'utilizzo che si è fatto di FB. E' grave e meschino denigrare le persone. Il presidente della Broni-Stradella spa non ha sicuramente bisogno di me come avvocato difensore, e se devo criticare, lo faccio per costruire e non per distruggere. Credo che la politica e l'opposizione non si debba fare così, credo ancora nei valori umani, quelli che mi sono stati trasmessi dai miei genitori e dalle persone che ho frequentato negli anni, quei valori che evidenziano il rispetto per le persone, per le loro idee. Spero che si abbassino i toni e si evitino le offese, che legittimamente si critichi offrendo soluzioni alternative ai problemi. Al presidente va la mia più grande solidarietà e l'invito a continuare a lavorare come sempre ha fatto, con molta umiltà, riservatezza, nell'interesse della collettività. Andrea Frustagli Stradella PROTESTA Iper, tagli al personale si possono evitare n E' di questi giorni la notizia che l'Iper di Montebello ha dichiarato un esubero di personale quantificato in 53 addetti nei vari servizi di cui il numero più consistente (35) nelle casse. Essendo da diversi decenni abituale cliente dell'Iper, che frequento proprio per la cortesia e professionalità del personale tutto, sono rimasta sgomenta di fronte a tale ipotesi. Mi domando e domando ai dirigenti Iper, che in periodo di vacche grasse hanno sfruttato l'intenso lavoro dei dipendenti, se sia ora proprio così di vitale importanza il ridimensionamento del personale, che è la più grande risorsa di qualsiasi azienda, o se riducendo magari in pochino gli utili si possano mantenere gli organici magari utilizzandoli meglio nei vari settori. Devo peraltro osservare che, mentre non ho mai visto cassiere che si girano i pollici, vedo ancora oggi molti carrelli in coda alle casse aperte che sono veramente poche. E' sicuramente vero che c'è crisi, ma gestire una mozzarella di marca o una a metà prezzo, impegna i lavoratori allo stesso modo anche se alla fine lo scontrino è più leggero. Mi auguro che la vertenza si possa chiudere al meglio per i lavoratori anche perché l'esito di questa potrà influenzare le mie scelte future. Ornella Moro Lungavilla BULLISMO Un pestaggio che può aprirci gli occhi n Il video della cretinetti che picchia una coetanea con calci e pugni alla faccia e alla testa imperversa sul social network, una ubriacatura di violenza gratuita, alla mercè di emulazioni e fascinazioni. Con una platea vociante di bestemmie e invocazioni a fare più male, a essere più cattivi, giovani a perdere un briciolo di pietà per chi urla disperata: «Aiutatemi vi prego». La vittima cade ripetutamente sotto i colpi, è nauseante lo squilibrio, la disparità, tra chi colpisce e chi incassa, il branco ride, incita con ferocia. Senza quella platea di vili imberbi, non potrebbe esistere né proliferare la cretinetti, il bullo di turno. Quel video non è solamente la denuncia sconvolgente di una società bullistica, ma anche la rappresentazione di una solitudine armata. La giustizia sarà un sollievo passeggero, in fin dei conti come mi ha risposto qualcuno: "Ora non facciamola troppo esagerata, queste cose sono sempre accadute". Forse è vero, una volta ogni colpo sotto la cintura rimaneva dentro la classe, perché la forma bullistica, ai miei tempi denominata nonnismo, era prontamente addomesticata dall'autorità del docente, degli adulti, dei responsabili della condizione psico-educativa dell' adolescente. Oggi i nativi digitali sono accompagnati per l'intera giornata dal loro smartphone, dalle messaggistiche istantanee, dai social, con un semplice movimento sanno che possono devastare una vita, mandare in frantumi il futuro di una persona, oppure diventare per una frazione di tempo ciò che non si è, in quanto il bicipite è potere, il denaro è potere, la forza e la furbizia sono il grimaldello del potere. La cretinetti e quei bulli nascosti dietro la funzione video-fotografica ci dicono che non c'è soltanto una indifferenza che non fa prigionieri non soltanto per paura, menefreghismo, ma perché non siamo disposti, quindi non ci disponiamo a essere e fare maturità educativa, eludendo il dovere di imparare a conoscere per quello che è il mondo della cretinetti, dei bulli, della stessa vittima, cioè l'universo delle nuove tecnologie che non formano al carico obbligante delle responsabilità. A quella ragazza ribadisco di non sentirsi mai sola, alla cretinetti di trovare dignità sufficiente per chiederle perdono. Vincenzo Andraous Pavia FOIBE /1 Cattive idee che inquinano nQualcuno si ricorderà la legge di Gresham, un finanziere inglese del Cinquecento, che teorizzò il principio economico secondo il quale, soprattutto in tempi di crisi, la moneta "cattiva", svilita dal fatto di essere di metallo non pregiato, scaccia dal mercato la moneta "buona", d'oro o d'argento, che viene tesaurizzata e finisce per sparire dalla circolazione. Lo stesso, in Italia, avviene, periodicamente, nel discorso pubblico: le idee "cattive" finiscono, spesso, per scacciare quelle "buone". E lo stesso è accaduto, in questi giorni, nel dibattito ospitato da questo giornale sulla delicatissima questione storica riguardante i rapporti tra le popolazioni italiane e slave vissute, all'epoca del fascismo e della seconda guerra mondiale, sul confine orientale del nostro Paese; questione che, in modo estremamente rozzo ma utile alla semplificazione, sintetizzo con un'unica parola: foibe. Ora, non voglio entrare nel merito della questione. Come sezione Anpi di S. Martino -Travacò lo abbiamo fatto attraverso un volantino diffuso in occasione del "Giorno del ricordo", lo scorso 10 febbraio. Voglio, invece, stigmatizzare l'atteggiamento di coloro che sono intervenuti sul tema attraverso lettere al giornale nei giorni scorsi e dei quali riporto alcune affermazioni esemplari del botta e risposta che ne è nato: "le foibe, leggenda metropolitana, un mito"; "fascismo rosso"; "leggenda metropolitana dei partigiani"; "genocidio da parte dei partigiani rossi"; "massacri che i comunisti hanno compiuto in tutto il mondo nella loro storia". E altro che non sto a ripetere. Accuse e controaccuse il cui denominatore comune è rappresentato da un uso ideologico della storia, al fine di legittimare o delegittimare gli avversari, fondare nuove identità o minare quelle esistenti che si ritengano non corrispondenti al proprio progetto politico. Queste sono, a mio parere, le idee "cattive" che non dovrebbero prendere il sopravvento. E le idee buone? Sono quelle che si fondano sulla necessità di raccontare i tanti aspetti di una vicenda, cogliendo la complessità dei fenomeni storici, non riconducibili a un'unica causa. Solo così si potrà costruire, se possibile, una memoria condivisa: fondandola sulla ricerca, sull'analisi critica; su un modo pulito e giusto di fare storia, anche quando si tratta di eventi difficili e particolarmente sofferti. Mario Albrigoni Anpi S. Martino -Travacò FOIBE /2 La Storia non va cancellata n A seguito della lettera "Foibe, per noi è revisionismo" apparsa a firma di Alaa Nasser di Rifondazione Comunista, esprimiamo profondo sdegno per le parole vergognose utilizzate definendo il Giorno del Ricordo una celebrazione istituita semplicemente per ricordare "le persone morte nelle foibe" come se quelle persone nelle foibe ci fossero cadute "inciampando" o per pura fatalità. I morti delle foibe sono, in realtà, le vittime violentate, trucidate e occultate nelle voragini di origine carsica, dell'odio sanguinario dei partigiani Titini, i quali compirono una opera di pulizia etnica nei confronti della popolazione italiana. La nostra Nazione non può e non deve dimenticare. Quello che viene definito una "semplice celebrazione istituita dal governo Berlusconi", per noi rappresenta, invece, il Giorno del Ricordo, destinato a commemorare le decine di migliaia di vittime dei terribili massacri e le centinaia di migliaia di esuli giuliani-dalmati-istriani, costretti ad abbandonare le proprie terre per sopravvivere allo sterminio. Come italiani è nostro dovere,quindi, ricordare e tramandare, ciò che è accaduto settant'anni or sono ai confini orientali della Nazione, perché la storia non va cancellata; perché ognuno di noi colpevole unicamente di essere italiano avrebbe potuto diventare vittima di una sorte tanto tragica quanto infame. Fratelli d'Italia gruppo provinciale, Pavia