Ore 8, allarme bomba Due sacche sospette nella sede di Equitalia
di Paolo Fizzarotti wVOGHERA «Volete il sangue degli italiani? Eccovelo». E' questo il senso di un clamoroso atto dimostrativo messo in pratica ieri mattina da alcuni attivisti di destra davanti alla sede di Equitalia, in via Garibaldi. La strada è rimasta chiusa al traffico quasi per tutta la mattina: si temeva che ci fosse un pericolo di esplosione. Prima dell'orario di apertura degli uffici, qualcuno ha deposto davanti alla porta di ingresso due grossi sacchetti di plastica trasparente, che contenevano un liquido rosso: molto simili ai prodotti ospedalieri che contengono plasma da trasfusione, appunto. Vicino, alcuni volantini con la scritta «Fermiamo Equitalia». Gli impiegati, giustamente, non hanno toccato nulla e hanno dato subito l'allarme al 113. La centrale operativa ha inviato sul posto due volanti, che subito dopo sono state raggiunte dall'auto della scientifica. Sono state prese molte precauzioni, dato che poteva trattarsi di un liquido esplodente o pericoloso. E' stato quindi richiesto anche l'intervento dei vigili del fuoco, che hanno transennato la zona. Sono stati fatti allontanare non solo gli impiegati di Equitalia ma anche quelli della Reale Mutua assicurazioni, che ha gli uffici sopra. A mezzogiorno alla redazione del nostro giornale è arrivata una telefonata di Casa Pound, il centro culturale di destra. Una ragazza con accento romano rivendicava l'azione e tranquillizzava i vogheresi: «Nei sacchetti c'è solo acqua tinta di rosso con la tempera». «Il motto di Equitalia è "Per un Paese più giusto" - recita un comunicato - Ma nei suoi sette anni di attività questa società ha ridotto sul lastrico un numero enorme di famiglie, privandole di tutto, a cominciare dalla casa. Avrebbe dovuto concentrarsi sui grandi evasori, invece si è accanita sui più indifesi. La sete di denaro di Equitalia non si placa neppure davanti al sangue, quello vero, degli italiani. Lo dimostrano i 60 mila euro chiesti alla vedova di un artigiano suicidatosi davanti alla commissione tributaria di Bologna perchè non poteva pagare le cartelle esattoriali». @paolofizzarotti ©RIPRODUZIONE RISERVATA