Renzi saluta i fiorentini pronto a giurare già lunedì
di Vindice Lecis wROMA I segnali che giungono dal Ncd di Alfano sono buoni. E quelli che arrivano dalle parti di Scelta civica lo sono altrettanto. Ieri Matteo Renzi ha trascorso la giornata fiorentina un po' da sindaco - incontrando le coppie che hanno celebrato 50 anni di matrimonio - e il resto da leader Pd-premier in pectore discutendo con Graziano Delrio, l'uomo che sta gestendo la lista dei futuri ministri. D'altra parte i nodi programmatici principali per ora sono almeno tre: la legge elettorale, ripartendo dall'accordo con Berlusconi (che non piace ad Alfano), il patto fiscale con il Ncd e il jobs act. Su questo ultimo aspetto, la stessa Cgil resta in attesa, limitandosi a chiedere «un programma che metta al centro il lavoro». Ieri Renzi sulla legge elettorale ha avuto contatti con Verdini ma la sua attenzione si è incentrata sul perimetro della nuova maggioranza. Che dovrà ricalcare quella vecchia, anche se vengono scrutati con grande attenzione i movimenti di Sel e dei grillini. Al Senato i numeri certi sono 179 ai quali potrebbero aggiungersi tra i sette e i nove voti, provenienti appunto dai dissidenti delle due forze di opposizione. La partita di Renzi è delicata. Se dovesse aprire troppo alla sua sinistra, si scoprirebbe con Alfano anche se il Ncd è di fatto orientato per un sì certo. Ha spento invece ieri ogni illusione di appoggio proprio Nichi Vendola, leader di Sel, che ha definito il discorso di giovedì del sindaco di Firenze «sconcertante» condizionando un eventuale lontanissimo appoggio alla «discontinuità». Per Vendola «le mosse fatte finora da Renzi sono state tutte sbagliate, nel giro di 20 giorni ha dissipato un patrimonio di credibilità, di consenso e di speranza molto grande». Non «profumando di sinistra» sarà difficile per la pattuglia di Sel votare a favore di un governo guidato da Renzi Che ieri a Firenze ha definito questi giorni come uno dei momenti «più belli da cinque anni a questa parte». Lo ha fatto davanti alle coppie che festeggiavano i 50 anni di matrimonio. Quindi ha incontrato Graziano Delrio a Palazzo Vecchio con il quale ha limato la lista dei ministri: «Abbiamo ragionato di ciò che serve al nostro Paese - ha minimizzato il ministro per gli Affari regionali - Vediamo cosa deciderà il presidente Napolitano». Ma, come è evidente, non ci sono dubbi sul fatto che l'incarico sarà affidato al sindaco di Firenze e segretario del Pd. Si parla di rapide consultazioni domenicali per sciogliere subito la riserva in modo da giurare sin da lunedì. Renzi e i suoi ieri hanno comunque scrutato i movimenti degli alleati di Ncd e Scelta civica anche sulle loro possibili richieste di dicasteri. Le voci che giungono dal cerchio renziano, parlano di una compagine di governo piuttosto snella: si parla di 13-15 ministri al massimo con la metà dei dicasteri affidata a donne. La ripartizione dei ministri, nell'ipotesi minimale, ne vedrebbe accreditati 5 al Pd, due al Ncd, uno rispettivamente a Scelta civica e ai Popolari per l'Italia. Non si esclude la presenza nella compagine di almeno tre tecnici. Renzi vorrebbe costituire una cabina di regia a Palazzo Chigi, che dovrebbe essere composta da Graziano Delrio che sarà il suo sottosegretario alla presidenza e da Lorenzo Guerini, altro sottosegretario con delega ai rapporti col Parlamento. Dalle parti di Forza Italia giungono segnali contraddittori. A un Brunetta che chiede a Letta di fare un passaggio parlamentare per spiegare i motivi della crisi, ha replicato la deputata Repetto che non esclude persino un voto di astensione. Le opposizioni extraparlmentari attaccano: per Ferrero (Rc) la staffetta è «un brutto spettacolo», per Di Pietro (Idv) il cambio al vertice «non porterà nulla».Nonostante il voto plebiscitario al documento del segretario, è il Pd ad avere qualche mal di pancia. Giuseppe Civati - che con i suoi ha votato contro - ieri ha contestato lo stile di Renzi definito «personaggio noir» per aver liquidato uno dopo l'altro prima Fassina, poi Cuperlo e infine Enrico Letta: «In questo modo dopo il metodo Boffo ci sarà il metodo Renzi» ha concluso. ©RIPRODUZIONE RISERVATA