Addio a "Freak" Antoni, genio punk
PAVIA Vinto da un male che da anni cercava di combattere, è morto ieri mattina a Bologna Roberto "Freak" Antoni, 60 anni, storico leader degli Skiantos, figura importante della musica punk italiana. Con gli Skiantos cominciò a portare in giro per l'Italia il cosiddetto "rock demenziale"a partire dalla metà degli anni '70. "Mi piaccion le sbarbine", "Kakkole", "ti rullo di cartoni" sono alcuni dei testi stralunati delle canzoni del gruppo, che rileggevano la realtà giovanile sotto una lente deformante e che proponevano uno sfrontato gergo giovanile a un mondo esterrefatto. Amico di Andrea Pazienza e di tutta la scena artistico-fumettara di Bologna, "Freak" Antoni ha attraversato la scena discografica firmando 14 album con gli Skiantos, che ha lasciato due anni fa per il progetto solista con la pianista e compagna di vita Alessandra Mostacci, oltre a nove libri e a collaborazioni con riviste come Frigidaire. Nelle sue tante vite d'artista si è anche trasformato in Astro Vitelli e Beppe Starnazza, suoi alter ego musicali, e ha pure bazzicato il cinema, con i cameo in "Paz!" e "Jack Frusciante è uscito dal gruppo". Provocatore e intelligente, riuscì a invaghire addirittura la scrittrice e storia della lingua Maria Corti da cui fu invitato a un incontro nella nostra Università. Era il primo dicembre del 1998. Lei raccontò così la storia di quell'idillio: «Piovevano foglie di insalata sulla mia testa, durante un incontro a teatro con Nanni Balestrini. Ma da dove arriva? ho chiesto. Sono gli Skiantos, mi hanno risposto». I due si incontrarono nell'aula del '400 per l'inaugurazione della rassegna «Versi-universi-università» organizzata dagli studenti del Coordinamento per il diritto allo studio. Maria Corti aveva però già tenuto una lezione sul linguaggio giovanile degli Skiantos alla Normale di Pisa, scandalizzando molti accademici dell'epoca. «Non capirono subito l'originalità dei testi e dei messaggi — avrebbe raccontato — Io ho cercato i loro dischi, li ho studiati. Esiste una cosiddetta demenza che, confrontata con la cosiddetta sapienza, diventa molto più dotta e vera. Era geniale la loro tendenza a rompere gli schemi con cui si poetava. Potrebbero essere considerati i futuristi e i dadaisti della musica». «Quello che io e gli Skiantos abbiamo sempre cercato è il linguaggio vivo. Non ci sentivamo rappresentati dalle canzoni degli anni Settanta, quella musica dance o quei cantautori estremamente noiosi», aggiungeva Antoni.