Stop al negoziato primo avvertimento della Ue alla Svizzera

BRUXELLES Libera circolazione di persone e di capitali sono principi inseparabili, per l'Unione europea. Non si può godere della prima senza accettare la seconda. Mentre la Commissione annuncia di aver congelato la prima trattativa su un accordo con la Svizzera, arriva anche il monito politico. Chiaramente diretto alle banche elvetiche. Lo lanciano, «all'unanimità», i 28 ministri degli Affari europei riuniti nel Consiglio Affari generali a 48 ore dal referendum che chiede al governo di Berna di reintrodurre quote di immigrati, voto con effetto slavina per i populisti di destra di tutta Europa. Dopo Front National e Lega Nord, ieri sono stati i norvegesi del Partito del Progresso a vagheggiare un referendum analogo, incuranti del fatto che anche la Norvegia fa parte del trattato Efta e rischierebbe le stesse «conseguenze». Per non parlare di quello che potrebbe succedere in Austria, se passasse l'analoga proposta del leader dello Fpo Heinz-Christian Strache. Il tema Svizzera è stato discusso per quasi due ore nel Consiglio Affari generali. Al termine, il vicepremier greco e presidente di turno, ha dichiarato che «il concetto di mercato comune è indivisibile, è fondato sulle libertà fondamentali per cui non è possibile accettare la libera circolazione dei capitali ma non delle persone». Poco prima la Commissione europea aveva annunciato il congelamento del primo negoziato, sull'accordo per l'elettricità. Inutile andare avanti con negoziati tecnici, perché il referendum è una «potenziale violazione» di un principio fondamentale per la costruzione europea, dicono a Bruxelles. «Non si può togliere il principio della libera circolazione senza toccare tutto il resto» rincara il vicepresidente della Commissione, Sefcovic. Lo stesso principio viene contestato anche da David Cameron, che vorrebbe bloccare romeni e bulgari. Così fonti europee vicine a Barroso fanno notare che le risposte alla Svizzera devono essere anche «un chiaro segnale» ai britannici. Nessuno parla di «sanzioni», anche perché - come osserva il ministro degli Affari europei Enzo Moavero - «la palla è nel campo della Svizzera». È Berna che deve disinnescare la mina. Il ministro degli Esteri europeo, Catherine Ashton, davanti al Parlamento europeo annuncia che il governo di Berna sta preparando un green paper per mettere in atto la volontà popolare, ma fa notare che anche i grandi partiti svizzeri sono «sorpresi» dal risultato e che «devono riflettere». E trovare la soluzione meno dolorosa per tutti. Il ministro degli Esteri Didier Burkhalter ha annunciato che i contatti diplomatici con la Ue sono già cominciati, assicurando che da parte elvetica «non c'è alcuna volontà politica» di far decadere gli accordi legati alla libertà di circolazione. Entro il primo luglio la Svizzera deve aprire le porte ai croati. Se non lo farà, la Ue sarà costretta ad agire.