Galbani conferma «Si chiude a Bergamo ma non licenziamo»
PAVIA Blocco degli straordinari e stato di agitazione confermato a Certosa, Corteolona e in tutti gli stabilimenti Galbani della Lombardia. Nel frattempo le organizzazioni sindacali che ieri hanno partecipato al lungo incontro in Assolombarda a Milano con i rappresentanti di Lactalis spa, convocheranno nuove assemblee con i lavoratori. Il 26 febbraio il coordinamento composto dai segretari di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil incontrerà di nuovo la dirigenza del gruppo Lactalis. «Ci è stata ribadita l'intenzione di chiudere lo stabilimento di Caravaggio che occupa 218 lavoratori e il reparto di confezionamento gorgonzola a Introbio (Lecco) che ne occupa 8 – spiegano i sindacati – . Il piano industriale parte dalla necessità di ridurre i costi aziendali. L'azienda ha ribadito che ricollocherà i lavoratori distribuendoli tra Casale Cremasco, Certosa e Corteolona ma non ha parlato di un piano sociale. E noi restiamo comunque perplessi sulla riorganizzazione aziendale che vogliamo approfondire». Lo faranno il 26 febbraio. Una ricollocazione che tuttavia si annuncia tutt'altro che semplice, a cominciare dalle distanze: 70 chilometri solo tra Caravaggio e Corteolona. Che diventano 140 in una giornata di lavoro. E poi c'è il problema grave degli interinali, dei contratti a termine. Il gruppo Lactalis, tramite i suoi addetti stampa, ribadisce che «la società vede come centrale l'Italia nella sua strategia di sviluppo e riconferma l'intenzione di rafforzare la filiera del latte italiano e le produzioni dop». Esclude che ci possa essere «un impatto su quantitativo di produzione e su occupazione, in quanto interviene sulla struttura e non sulle persone, sarà discusso caso per caso». Un aspetto sul quale però sindacati e lavoratori vogliono vedere chiaro. (m.g.p.)