In cella in Albania giudicato a Pavia in videoconferenza

Al processo a Pavia aveva chiesto di essere presente, a tutti i costi. E anche se Pashk Ndoj, 40 anni, di origine albanese, si trovava in carcere in Albania, per omicidio, il tribunale di Pavia è riuscito a soddisfare la sua richiesta. Il processo a suo carico (per avere falsificato una patente di guida internazionale) si è svolto in videoconferenza, in una sala della facoltà di Scienze politiche (nella foto, l'ingresso della facoltà). Il processo si è chiuso con una condanna a due mesi per l'imputato, che era accusato di avere realizzato un documento contraffatto (sulla patente c'era la foto dell'imputato, ma altre generalità). Il 40enne avrebbe potuto rinunciare a comparire all'udienza, ma ha chiesto di essere presente, anche se il fatto al centro del processo era tutto sommato di modesta gravità. Il tribunale di Pavia, in collaborazione con le autorità albanesi, è riuscito a garantire la presenza dell'imputato in udienza, limitando tempi e costi. Il processo, che si è svolto davanti al giudice Cesare Beretta con rito abbreviato e quindi era a porte chiuse, è durato circa un'ora. (m. fio.)