Maugeri, l'ex patron accusa i politici «Volevano mazzette»

di Maria Fiore wPAVIA Tangenti dalla Maugeri ai politici della Regione. Mazzette che, secondo le dichiarazioni messe nero su bianco, venivano «pretese» in cambio della sopravvivenza stessa della Fondazione. E' quanto ha dichiarato ieri l'ex presidente della clinica pavese Umberto Maugeri davanti ai pubblici ministeri di Milano Laura Pedio, Gaetano Ruta e Antonio Pastore e al gup Paolo Guidi. Maugeri, che è indagato per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e alla corruzione, secondo i pm avrebbe avuto un ruolo nella distrazione di 61 milioni di euro dalle casse della Fondazione. Soldi, secondo la procura di Milano, che sarebbero finiti nelle mani di politici attraverso consulenze fittizie, mentre la Fondazione avrebbe ottenuto in cambio 200 milioni di euro, in dieci anni, attraverso una quindicina di delibere regionali. Parte del denaro sarebbe finito all'ex assessore regionale Antonio Simone e all'uomo d'affari Piero Daccò, mentre 8 milioni di euro sarebbero andati all'ex governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, attraverso vacanze, yacht e altri benefit. Maugeri è stato sentito con lo strumento dell'incidente probatorio – che consente di cristallizzare dichiarazioni in vista di un eventuale processo - proprio nell'udienza preliminare a carico di Formigoni e di altre 13 persone. A questo procedimento, ieri mattina, è stato riunito anche quello a carico di Costantino Passerino, l'ex direttore centrale della Maugeri, imputato per gli stessi fatti e per il quale i magistrati hanno già presentato una richiesta di rinvio a giudizio dopo il fallimento della trattativa per il patteggiamento. I magistrati avrebbero voluto sentire anche Passerino, ma a quanto pare si avvarrà della facoltà di non rispondere. Ha risposto, invece, a tutte le domande dei magistrati, ieri, Umberto Maugeri (per lui sono ancora in corso le trattative per il patteggiamento), che ha confermato quanto aveva già detto durante le indagini, in riferimento a un sistema "Formigoni-Daccò" che imponeva il versamento di tangenti in cambio della sopravvivenza dell'ente. Una sorta di "ricatto", che Maugeri ha «descritto con grande precisione – conferma il suo legale, l'avvocato Carlo Paliero –, ribadendo che c'erano pressioni da parte della regione per il versamento di tangenti in cambio dei finanziamenti». Maugeri, da quanto si è saputo, avrebbe raccontato che già a metà degli anni '90, in un periodo di crisi finanziaria della Fondazione, decise insieme ad altri amministratori di rivolgersi a Simone, perché sapeva che era «molto vicino ai piani alti del Pirellone e amico di Formigoni». Già nell'aprile del 2012 Maugeri aveva spiegato che Simone gli aveva detto che era «indispensabile» pagare Daccò e aveva anche chiarito di aver «avuto fin dall'inizio la consapevolezza che era un'attività di corruzione di pubblici ufficiali per ottenere provvedimenti a favore della Maugeri». Dichiarazioni che potrebbero essere confermate o smentite, il 14 febbraio, data della prossima udienza, dal consulente della Maugeri Gianfranco Mozzali.