Influenza A, mamma in rianimazione

di Anna Ghezzi wPAVIA I suoi polmoni avevano smesso di funzionare per le complicazioni di un'influenza di tipo A, quella della pandemia del 2009. E nonostante da due settimane fosse ricoverata all'ospedale Brotzu di Cagliari, e collegata all'Ecmo, il circuito per la circolazione extracorporea che mette a riposo cuore e polmoni, non accennava a migliorare. I medici cagliaritani hanno allora chiesto l'intervento del San Matteo, uno dei 14 centri di riferimento della rete nazionale Respira nata in seguito alla pandemia di influenza suina. E la donna, una mamma 40enne con figli piccoli, è stata trasferita nella notte al San Matteo di Pavia a bordo di un Falcon 50, accompagnata da un'equipe di medici pavesi coordinata da Giorgio Iotti, primario di Rianimazione II e composta da Mirko Belliato, Fabio Sciutti, Antonella Degani e l'infermiere Claudio Maraschi. Sono partiti ieri sera da Pavia intorno alle 23, a Linate sono saliti sul Falcon 50 messo a disposizione, per ordine del prefetto di Cagliari, dal trentunesimo stormo dell'aeronautica. Sono atterrati all'aeroporto «Mario Mameli» di Elmas all'1.43 e ripartiti alle 5.15 per Milano: a Pavia la paziente è arrivata a bordo dell'ambulanza, che ha effettuato il trasporto da Linate al San Matteo, poco prima delle otto. «La signora era ricoverata da due settimane per una gravissima forma di influenza A come raramente capitano – spiega Iotti – È peggiorata rapidamente, da due settimane era collegata all'Ecmo ma non dava segni di miglioramento. Allora si sono rivolti a noi, che facciamo parte della rete nazionale Respira, specializzata nell'insufficienza respiratoria acuta: abbiamo visto molti casi gravi negli anni scorsi, quest'anno invece l'influenza di tipo A si è diffusa soprattutto al Sud e nelle Isole, tanto che Palermo, centro di riferimento solitamente utilizzato dagli ospedali sardi, è subissato di richieste». La signora ora è ricoverata al quarto piano, in Rianimazione II, sopra il vecchio pronto soccorso. I polmoni non stanno funzionando, dipende in tutto e per tutto dall'Ecmo. «Non ci perdiamo d'animo – spiega Iotti – per fortuna esistono i trattamenti di sostegno extracorporeo. In un caso di questo genere la speranza è che si possa recuperare la funzionalità dei polmoni, anche se potrebbe volerci tempo». I parenti ieri erano in viaggio, il marito è rimasto sull'isola con i figli. Ma perché da Cagliari la signora è stata portata proprio a Pavia? «Perché qui, e in pochi altri centri al mondo, abbiamo esperienza di trattamenti prolungati, anche di diversi mesi – afferma Iotti – Abbiamo iniziato a lavorare con l'Ecmo nel 2007, ora ci sono 10 macchinari che fungono da cuore e polmoni artificiali». Quattro mesi fa l'equipe si era occupata del trasferimento di un paziente di Carbonia Iglesias che necessitava Ecmo: «L'anno scorso abbiamo fatto sette missioni di questo tipo – spiega Iotti – ma il culmine è stato nel 2009, con la pandemia, quando siamo arrivati a 20, e nel 2011». Solitamente la squadra delle missioni prevede anche il cardiochirurgo Carlo Pellegrino per l'impianto dell'Ecmo, ma questa volta la paziente era già collegata, e i medici pavesi hanno dovuto solo cambiare circuito, collegandola al macchinario del San Matteo. «È la prima volta che utilizziamo un Falcon 50 per un trasporto di questo genere – ha spiegato Iotti – ha il vantaggio di essere più veloce ma è piccolo: mi sono recato personalmente per verificare la possibilità di caricare tutta l'attrezzatura necessaria».