UN ALTRO PASSO IN AVANTI
di GIANFRANCO PASQUINO Non c'è dubbio che la proposta di riforma elettorale concordata dal neo-segretario del Partito Democratico Matteo Renzi con il vecchio leader della resuscitata Forza Italia Silvio Berlusconi ha finalmente rilanciato il processo di riforme istituzionali, spesso evocate, raramente, se non in maniera assolutamente improvvida dal centrodestra, tentate. Tuttavia, alcune delle critiche al testo di riforma elettorale che viene esaminato dalla commissione Affari costituzionali della Camera - e che approderà la prossima settimana nell'aula di Montecitorio - sembrano tutt'altro che infondate. Certamente, emendamenti migliorativi sono non soltanto auspicabili, ma anche possibili. Richiederanno un po' di tempo, ma soltanto coloro che desiderano elezioni anticipate ravvicinatissime, peraltro sostanzialmente impraticabili, anche perché sgraditissime al presidente Napolitano, possono avere fretta. Qualcuno sa anche che la gatta frettolosa fa i gattini ciechi e che gli italiani non possono permettersi di avere una legge elettorale inadeguata che, per di più, rischia di finire un'altra volta sotto la mannaia della Corte costituzionale. Uno degli inconvenienti della legge elettorale utilizzata nel 2006, 2008 e 2013 è stato anche quello di consentire la comparsa di due maggioranze diverse alla Camera e al Senato. In verità, tutto il bicameralismo italiano, nient'affatto perfetto, come troppi politici e commentatori si ostinano a dire, ma caratterizzato da Camere che hanno gli stessi poteri e che svolgono le stesse funzioni, appare tanto inadeguato quanto, addirittura, controproducente. Da un lato, il bicameralismo all'italiana rallenta la legislazione obbligando il governo a emanare decreti che, a loro volta, ingolfano il Parlamento, dall'altro, peggiora i testi con emendamenti introdotti dai deputati e dai senatori che, spesso, rispondono alle richieste di gruppi di interesse e di lobby dei più vari tipi. La proposta di riforma formulata da Renzi pare risolvere parecchi dei problemi del bicameralismo italiano. In primo luogo, lo differenzia lungo la linea che i Costituenti avrebbero voluto percorrere, ovvero facendo del Senato la Camera che rappresenta le autonomie locali grazie alla sua composizione: sindaci dei comuni capoluogo, presidenti delle regioni, esponenti della società. In secondo luogo, riduce significativamente il numero dei componenti che, inoltre, non riceveranno nessuna indennità. Infine, distingue in maniera sufficientemente chiara, ma bisognerà ancora lavorarci, i compiti lasciando alla Camera tutta o quasi la legislazione ordinaria. Nel complesso è una riforma più che buona in sé e che avrà ripercussioni positive sia sulla Camera dei deputati, alleggerita di alcuni compiti, ma anche obbligata a lavorare di più e meglio nell'esame e nell'approvazione dei disegni di legge. Anche il governo dovrà e potrebbe fare meglio il suo lavoro confrontandosi con una sola Camera, quella che gli dà e, eventualmente, gli toglie la fiducia. Godrà di tempi più certi, ovvero meno incerti, per i suoi disegni di legge e non si vedrà obbligato a ricorrere ai decreti legge né a rincorrerli nei meandri delle due Camere. Naturalmente, tutto questo, per quanto, al momento, ancora sulla carta, è già un lungo passo avanti rispetto alle troppe inutili chiacchiere degli ultimi trent'anni. La riforma del Senato è una riforma costituzionale che richiede due letture di entrambi i rami del Parlamento, pertanto, tempi non brevi. In un certo senso, le riforme costituzionali fatte bene giustificano la prosecuzione di questa legislatura iniziata in maniera non proprio promettente. Sono anche una cintura di salvataggio per il governo Letta dal quale, comunque, tutti, in particolare, sempre pungentemente, il segretario del Partito Democratico, si attendono un cambio di passo. Sbloccata l'inerzia delle riforme istituzionali, si apre anche la prospettiva di uno sblocco delle riforme economiche e sociali che stanno sull'agenda di Letta e che approderanno su quella del Parlamento. È lecito essere moderatamente ottimisti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA