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di Maria Grazia Piccaluga wLARDIRAGO Le prime botte nell'aprile 2009, dopo la nascita del loro primo figlio. Poi un crescendo di violenza interrotto solo dal coraggio della giovane vittima, una mamma di 27 anni che ha ha avuto la forza di denunciare il compagno grazie al sostegno dell'associazione Liberamente. Ieri mattina Dumitru B., 34 anni, romeno, è stato condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione e all'interdizione dai pubblici uffici per i prossimi 5 anni. Pesanti le accuse: maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e violenza sessuale. L'incubo è iniziato alla fine del 2009 nella casa coniugale di Lardirago dove la coppia si era trasferita da qualche tempo. E dove, un anno prima, era nato il primo figlio. Ma la donna ha avuto il coraggio di denunciare l'inferno in cui viveva solo nel novembre del 2011. Al culmine di una serie di violenze e soprusi consumati davanti al bambino. I primi screzi già nell'aprile 2009, diventati insostenibili durante l'estate. Un'afosa notte di luglio, ha raccontato la vittima ai carabinieri, il compagno l'ha riempita di pugni su tutto il corpo premendole un cuscino sulla testa per evitare che i vicini potessero sentire i suoi lamenti. E lasciandola sanguinante sul letto. La violenza si intensificava nei fine settimana, quando Dumitru non andava al lavoro. Geloso di tutti, anche del medico di famiglia. Scatenava la sua furia con botte e insulti, chiudeva le finestre, la porta di casa e nascondeva le chiavi. La costringeva a rapporti contro la sua volontà. Nella primavera del 2010 un altro episodio grave, riferito in udienza. Era in casa, con il bambino in braccio. Il diverbio con il compagno è degenerato in fretta, lui l'ha colpita con una gragnuola di pugni in testa, poi ha minacciato di ferirla brandendo un coltello e quando lei, terrorizzata, ha lasciato a terra il piccolo per proteggerlo, Dumitru le ha scaraventato contro una sedia della cucina. In quell'occasione si è medicata da sola il braccio lacerato e tumefatto. In silenzio. Ma lividi ed ematomi , nascosti sotto i vestiti, non sono passati inosservati a lungo. Un'amica della donna l'ha convinta a rivolgersi all'associazione Liberamente di pavia, che assiste le vittime di violenza. Temeva per la sua vita e per l'incolumità del bambino. Nel novembre 2010 dopo aver discusso sull'allattamento del figlio, Dumitru - secondo la testimonianza della donna - l'avrebbe costretta a gattonare per venti minuti sulle ginocchia, pretendendo che facesse la stessa cosa per due settimane ogni volta che rientrava dal lavoro. Non ha avuto pace neppure il giorno Natale di quell'anno quando per aver chiesto di telefonare alla sorella gemella in Svezia ha rimediato una dose di botte.