Maltempo, perché si fatica a gestire l'emergenza

A giudicare da quanto è avvenuto a Roma negli ultimi giorni, e da quanto accade con una certa frequenza anche nelle altre regioni italiane, le amministrazioni pubbliche faticano a costruire corrette strategie di prevenzione dell'emergenza. La condanna in primo grado dei membri della Commissione Grandi Rischi a L'Aquila e la condanna a cinque anni inflitta al sindaco di Sarno per i fatti relativi alle colate di fango del 1998, hanno contribuito ad accendere anche in Italia i riflettori sulla comunicazione di emergenza nelle Pubbliche Amministrazioni. Le modalità di gestione e di comunicazione dell'attività di prevenzione, le strategie, gli strumenti e le azioni, sono diventati elementi ineludibili di tutto il processo, anzi ne costituiscono un momento fondamentale, che non può più essere ignorato. I fatti di cronaca degli ultimi giorni, invece, hanno messo ancora una volta sul banco degli imputati la Pubblica Amministrazione e la sua cronica inadeguatezza nel procedere ad una corretta analisi del rischio, che presuppone una capacità di predisporre in modo efficiente la propria struttura organizzativa. I momenti di grande tensione acuiscono una struttura per nulla o poco organizzata, come continua ad essere la Pa italiana, la cui precarietà viene messa a dura prova quando si tratta di confrontarsi con situazioni e problemi che hanno un impatto così forte anche sulla pubblica opinione. La mancanza di organizzazione, infatti, si riflette anche sulle azioni di comunicazione e di informazione che peccano ancora per l'assenza di una cabina di regia ordinata. La Pa, infatti, non ha elaborato un codice di emergenza univoco e ancora oggi, nonostante la fragilità del territorio italiano richiedesse anche un impegno forte in tal senso, gli enti continuano a non dialogare o a dialogare in modo intermittente, con la conseguenza tragica che la gestione di situazioni calamitose sia lasciata più all'esercizio del volontariato che ad azioni coordinate. La gestione di un Paese ormai fragile sotto tutti i punti di vista impone, invece, un cambio di paradigma delle amministrazioni pubbliche, la cui valutazione del rischio non può limitarsi alla sola gestione dell'emergenza (che il sistema della Protezione Civile fa in modo eccellente), ma inevitabilmente deve ricondursi ad un'azione strategica condivisa nella quale devono essere coinvolti tutti gli attori in campo. Dall'analisi del rischio potenziale alla sua divulgazione alla comunità locale il sistema della Pubblica Amministrazione deve cominciare a ragionare e pensare all'unisono, evitando di incorrere in inutili parcellizzazioni organizzative, che amplificano l'effetto negativo dell'emergenza, disperdendo in modo inutile risorse preziose. Anche la Pubblica Amministrazione, al pari delle aziende private, deve adottare procedure di risk management per prevenire e gestire situazioni di crisi, investendo su figure professionali opportunamente formate non solo sul piano procedurale, ma soprattutto nella gestione delle strategie per mettere a punto una corretta comunicazione di crisi, che abbia nei media e nella opinione pubblica i target privilegiati di confronto. Un salto culturale, quindi, per contribuire a costruire una Pa che sia efficiente ed efficace non solo a parole. * docente di Comunicazione di crisi all'Università di Teramo