Julio Monteiro «Così racconto le facce dell'amore»
PAVIA Lo scrittore brasiliano Julio Monteiro Martins, domani sarà a Pavia per raccontarsi al pubblico, nell'ambito della rassegna "Shangri-la. Letterature dal mondo: scrivere nella lingua dell'altro": alle 18 sarà nella Sala delle Colonne della Provincia di Pavia e alle 21 alla biblioteca comunale di Landriano. A leggere brani tratti da due opere dello scrittore - "L'amore scritto" (Besa editrice, 2007) e "La grazia di casa mia" (Rediviva Edizioni, 2013) – sarà Gipo Anfosso, con l'accompagnamento musicale di Bledi Shishmani e, a seguire, un aperitivo con l'autore. «"L'amore scritto" del 2007 è stato il mio ultimo libro di narrativa in italiano e si compone di 44 racconti che formano un quadro complessivo sulle possibilità dell'amore nel XXI secolo», dice Julio Monteiro Martins, un passato come avvocato dei "meninos de rua", oggi docente di lingua portoghese e traduzione letteraria all'Università di Pisa oltre e autore di opere in portoghese e in italiano. "La grazia di casa mia" è più recente, ma non è la sua prima opera in versi. Com'è nata? «Ho scritto il mio primo libro di poesie in italiano nel 1998, ma proprio allora stavo anche "gettando le basi" per quello che sarebbe diventato "La grazia di casa mia", la raccolta delle mie migliori poesie in italiano, il frutto e la sintesi di questi sedici anni di scrittura in versi». Nelle sue poesie lo scarto fra prosa e poesia è quasi annullato. Perché questo stile? «E' l'eredità delle mie origini: nonostante la mia poesia sia scritta in italiano e parli di situazioni e persone incontrare in Italia, non ha radici italiane: sente l'influenza della poesia statunitense e sudamericana e materializza queste tradizioni. Di fatto è una poesia molto diversa da quella italiana, dentro ci sono parole come "scarpe", "spazzolino da denti" oppure nomi come Antonio, Sara ecc... Anziché costruire un mondo poetico esterno alla vita stessa, i miei versi stanno dentro alla vita stessa». Una delle poesie che verranno lette domani è "Vivere in esilio", lei si sente un esiliato? «Sì, ma non più di altri. Per me l'esilio non è una caratteristica che appartiene solo a quelli che si spostano, ma è la condizione intrinseca della post modernità. Anche se uno anche non abbandona mai il suo paese natale, la vita intorno a lui è cambia talmente in fretta che si trova esiliato». Com'è scrivere nella "lingua dell'altro"? «A chi mi chiede perché non scrivo nella mia prima lingua, io dico che l'italiano è la mia prima lingua: è la lingua del mio presente e della mia vita. Il portoghese diventa sempre di più la lingua della memoria e dell'infanzia. Esiste l'espressione "lingua madre", allora io ho inventato l'espressione "lingue sorelle". A un certo punto la madre muore e se hai un buon rapporto con le sorelle la vita continua. L'italiano per me non è la"lingua dell'altro", è la mia lingua sorella». (m. piz.)