Pd, il no dei renziani all'ingresso nell'esecutivo
ROMA «Il governo deve cambiare passo ed è in condizioni di farlo. Il discorso di chiedere a Renzi di mettere dei ministri renziani sa molto di vecchia politica». Alla vigilia della direzione del Pd, che si riunirà domani per mettere a punto la proposta sulle riforme costituzionali, il deputato Dario Nardella, fedelissimo di Renzi, fa capire quanto potrà essere teso il clima nella sede di largo del Nazareno dove domani arriverà anche Enrico Letta. Il premier e il segretario del Pd si troveranno uno di fronte all'altro dopo un lungo periodo caratterizzato dalla reciproca diffidenza. Il presidente del Consiglio, che dovrebbe sottoporre alla direzione del partito una bozza di "Impegno 2014", vuole dimostrare che il suo non è un governo in carica per il disbrigo degli affari correnti ma un esecutivo che dopo un lungo periodo di sacrifici imposti ai cittadini vuole concentrarsi sulla crescita. E per raggiungere l'obiettivo, chiederà ai partiti della maggioranza di sostenerlo senza riserve. Renzi cosa farà? Il segretario, che finora non ne ha voluto sapere di mettere la firma sotto il documento del nuovo inizio del governo (che ancora non si vede), ha sempre giocato con un attacco a due punte: da un lato ha chiesto al governo di cambiare verso, dall'altro non si è lasciato coinvolgere intimando ai suoi di non entrare nell'operazione rimpasto. E si può essere certi che i ministri renziani non si vedranno fino a quando il capitolo delle riforme costituzionali avrà ottenuto il primo via libera. «Dopo aver instradato il percorso della riforma della legge elettorale alla Camera è arrivato il momento di definire i contenuti della nostra proposta per il nuovo Titolo V, per il superamento della legislazione concorrente tra Stato e Regioni e del bicameralismo perfetto, con la definizione delle nuove competenze e delle nuove modalità di composizione del Senato» spiega il portavoce della segreteria Pd, Lorenzo Guerini. Nella direzione si parlerà anche della nuova legge elettorale che è l'obiettivo al quale Napolitano tiene di più. E si può essere certi che anche in questo caso la minoranza del Pd ribadirà l'intenzione di portare avanti una battaglia a viso aperto per modificare liste bloccate, soglie di sbarramento e anche, annuncia Gianni Cuperlo, per «vincolare l'applicazione della nuova legge» a quella riforma del Senato che Renzi presenterà alla direzione. L'Italicum farà vincere Berlusconi? La frase attribuita dal Secolo XIX a Romano Prodi è stata seccamente smentita ieri dal Professore: «Non vedo Marozzi da mesi. Questo suo presunto scoop mi indigna profondamente».(g.r.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA