«Sono diventato pilota per raccontare la Lomellina dall'alto»
di Filiberto Mayda wCASSOLNOVO Spesso, per ottenere una buona fotografia, basta cambiare prospettiva. Inquadrare il soggetto da una posizione diversa, quindi originale, per valorizzare lo scatto: ed è fatta. Umberto Bocca, fotografo de La Stampa che mai ha abbandonato la sua Cassolnovo e i suoi amati cani, ha scelto la migliore delle prospettive per raccontare la nostra provincia e, in particolare, la Lomellina. Ha volato. Ha preso il brevetto e con il suo ultraleggero, in questi anni, ha attraversato in lungo e in largo il territorio, a volte correndo alcuni rischi, ma sempre ottenendo immagini dall'alto non solo originali, ma affascinanti. Se è vero che per vedere, per riscoprire, le nostre città basterebbe volgere lo sguardo verso l'alto - come spiegano spesso gli architetti -, Umberto Bocca ha dunque provato a rivolgerlo verso il basso, scattando foto affascinanti che potete trovare anche suo sito (http://umbertobocca.photoshelter.com). Parte di questa esperienza è raccontata in un agile ma intenso volume, "Vagabondo nel vento" (Ciost Edizioni), appena pubblicato e che l'autore dice di aver «scritto solo per gli amici» (così, per richiederlo, contattatelo all'indirizzo di posta elettronica ubocca@gmail.com). Sono quattro brevi racconti di volo - "Catturato dal temporale", "Rientro al buio","Atterraggio alla cieca" e "La magia del freddo e del gelo" - corredati da immagini in bianco e nero, che - come spiega l'autore - descrivono altrettante giornate in cui Bocca ha rischiato l'incidente, se non la vita, con il suo ultraleggero. Non perché il fotografo e giornalista sia un imprudente - chi lo conosce lo descrive come riflessivo e non certo impulsivo - ma semplicemente per il fatto che le belle immagini, come le belle notizie da scrivere, non sono mai facili da ottenere. E le immagini migliori, nei cieli, si possono incontrare prima e dopo il cattivo tempo, negli estremi della luce, ossia la mattina presto o prima dell'imbrunire, quando le condizioni climatiche e del territorio sono particolari (nevicate, gelate, grandinate, alluvioni, ecc.). E infatti Bocca scrive: «Leggendo queste pagine si potrebbe pensare che sono un incosciente, o peggio. Non è così (...). Il problema è che fotografie interessanti o suggestive non si fanno nelle giornate di bel tempo, cioè le più adatte al volo (...) ma nei momenti in cui un pilota tranquillo non si sognerebbe mai di decollare o, tantomeno, porterebbe in volo un fotografo, per scattare immagini. Ed è per questo che ho imparato a pilotare». Un libretto di una cinquantina di pagine, appunto i quattro racconti che val la pena di raccomandare, nell'ordine, agli amanti del volo, a chi piace la buona fotografia e a tutti quelli che vogliono farsi trasportare da uno sguardo alternativo sul proprio territorio. Uno sguardo dall'alto. Un modo per pensare diversamente alla fotografia. E al fatto che davvero nulla c'è di meglio che mettere insieme due passioni così: volare e fotografare.