Il Galles di re Gatland cerca il terzo titolo consecutivo
Vincere il terzo titolo di fila? Non è riuscito a nessuno sinora. Il Galles ci prova. L'uomo forte dei dragoni è Warren Gatland, tornato alla guida dei rossi dopo l'anno sabbatico e i successi con i Lions, la selezione delle isole britanniche. È l'uomo del momento. L'allenatore che l'estate scorsa osò mettere fuori fra i Lions nella sfida decisiva con l'Australia il divino Bod (Brian O'Driscoll) vincendola, non sembra avere limiti di ambizioni. Se avesse perso l'avrebbero distrutto, ma il 50enne neozelandese ha portato a casa la serie del tour che si gioca ogni quattro anni. Chissà cosa sarebbe successo se il calendario avesse messo gli All Blacks nel loro "perfect year" sulla strada dei Lions. Perché è chiaro che Gatland ha la panchina nera in mente. E per scalare quel posto ci stava provando già al Mondiale quando il suo Galles mancò la finale per un punto sotto la Francia, a causa sopratutto dell'espulsione del suo profeta, capitan Sam Warburton (domani partirà dalla panchina per i postumi dell'infortunio alla spalla destra): un rosso per un placcaggio d'impatto considerato pericoloso, decisione che ancora fa discutere. E in 14 per un'ora il Galles perse di un punto. Gatland ha scelto un percorso che altri ct neozelandesi avevano scelto dieci anni fa e sempre per motivi di concorrenza in patria: nientemento che Graham Henry e il suo vice Steve Hansens a cui lasciò poi nell'ordine la panchina dei dragoni e quella dei Blacks due anni fa dopo aver alzato la coppa a Auckland. Gatland dal canto suo ha infilato i successi del 2008 del Sei nazioni e quello del 2012. L'anno scorso ufficialmente in panchina c'era il suo vice Rob Howley, partito malissimo, come se al Galles avessero staccato la spina. Dall'inizio del sabbatico (giugno 2012) i rossi avevano solo sconfitte (10) compresa quella con Tonga che gli azzurri avevano strapazzato a Brescia. Anche l'esordio del Sei nazioni 2013 era stato pessimo (20-33) al Millennium con i trucchi magici di Bod. Poi cominciò a crescere bastonando gli azzurri; arrivò alla resa dei conti con l'Inghilterra desiderosa di centrare lo slam a Cardiff ma che aveva mostrato crepe sette giorni prima con gli azzurri a Twickenham (zero mete) e che cedette di schianto. Sotto di 30. I pezzi grossi del Galles sono poi usciti galvanizzati dal tour dei Lions. Leigh Halfpenny che aveva pagato a 20 anni le conseguenze di un debutto acerbo è un piazzatore della classe di Dan Carter. Le ali Cuthbert e North sono miciadiali per le difese. In regia Gatland ha chiamato Priestland al posto del metronomo Dan Biggar. Non si fida dell'Italia ricordando l'esordio del 2013 con la Francia anche se dice: «I titolari azzurri sono ancora una spanna superiori a chi gli sta dietro. Devono esserci tutti e al meglio per mettere in difficoltà chiunque». Nelle ultime cinque sfide al Sei nazioni il Galles ha regolato l'Italia vincendo con 25 punti di media, subendone 10 per contro. (f.z.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA