Allenatore arrestato, chiesta la libertà

di Maria Fiore wPAVIA «L'arresto è avvenuto dopo oltre un anno di indagini. E questo dimostra che non sussiste nessuna esigenza cautelare, perché se ci fosse stata un'esigenza di pericolosità sociale i tempi del provvedimento sarebbero stati diversi». L'avvocato Alessandro Paolo Gargioni difende Alberto Broglia, l'allenatore di 24 anni di Marcignago arrestato giorni fa con l'accusa di produzione di materiale pedopornografico. Il giovane si trova in carcere a Torre del Gallo in seguito a una denuncia presentata, nel 2012, dal genitore di un ragazzino di 14 anni che frequentava gli allenamenti all'Accademia pavese, dove il 24enne ha giocato per anni e dove, fino allo scorso anno, si era ritagliato anche un incarico di allenatore per il settore giovanile. La difesa ha chiesto la scarcerazione o i domiciliari. «Abbiamo presentato ricorso al tribunale del Riesame – spiega l'avvocato –, e ci opporremo in tutte le sedi, nessuna esclusa, per garantire il diritto di difesa del mio assistito e per vedere finalmente riconosciuta la verità, la sola verità. Che è ben diversa da quella che sostiene l'accusa. Cerchiamo solo la verità e tempi brevissimi per chiarire la vicenda». La difesa, dunque, annuncia battaglia e contesta le conclusioni a cui è arrivata la procura di Milano, che aveva chiesto l'arresto del giovane e lo ha ottenuto. Alla base del provvedimento ci sarebbero alcuni sms, foto e filmati trovati sul cellulare dell'allenatore. Immagini di nudità, in cui compare appunto il ragazzino di 14 anni. Immagini che erano state intercettate dal genitore della stessa vittima, che aveva trovato le tracce sul telefono del figlio. In base alle indagini della squadra mobile, durate oltre un anno e mezzo (la denuncia è appunto del 2012), il giovane allenatore avrebbe chiesto al ragazzino l'invio di alcune foto, in atteggiamenti intimi, ma avrebbe anche fatto scatti di sua iniziativa, dopo gli allenamenti. Da qui l'accusa di produzione di materiale pedopornografico. Un'accusa, comunque, tutta da dimostrare e che la difesa si dice pronta a smontare. La vicenda ha destato scalpore negli ambienti calcistici che il giovane frequentava. Dopo l'esperienza all'Accademia pavese, infatti, il calciatore, per alcuni mesi del 2013, aveva giocato in prestito al Giussago e poi, verso la fine dell'anno, era approdato al Casteggio, squadra di Prima categoria. L'arresto è arrivato come un fulmine a ciel sereno e ha sconvolto anche il paese di Marcignago, dove il ragazzo abita e dove per due anni ha insegnato ginnastica ai bambini della scuola materna con un progetto avviato e finanziato dal Comune. Attività, va precisato, che non è toccata dall'inchiesta. Le indagini, ancora in corso, riguardano per ora solo il caso del ragazzino di 14 anni. «A scuola c'era un progetto di educazione motoria, avevamo fatto un bando e l'incarico era stato affidato a una società – spiega il sindaco di Marcignago, Lorenzo Barbieri –. Posso solo dire che tutti erano contenti del lavoro di questo ragazzo e dalla scuola non è mai arrivata nessuna segnalazione di problemi. Se il giovane ha sbagliato, dovrà dirlo la magistratura. Quindi voglio invitare alla cautela e aspettare che la vicenda si chiarisca, evitando subito di condannare qualcuno. Sono ovviamente dispiaciuto, ma serve rispetto anche per la famiglia coinvolta».