Senza Titolo
POLITICA / 1 Province da abolire una prova per Renzi n"Renzi ha le palle" titolava ieri "Il Giornale". E' un titolo che, se ce ne fosse bisogno, ci ricorda che siamo in Italia, dove l'uomo volitivo e provvidenziale è sempre piaciuto. In questi giorni, però, Renzi rischia di (incominciare a) perdere il suo cliché di indaffarato decisionista. E' infatti arrivato al Senato il disegno di legge "Del Rio" sull'istituzione delle città metropolitane, sulla trasformazione delle Province in ente di secondo livello e sull'incoraggiamento a costituire Unioni da parte dei piccoli e piccolissimi Comuni. Tale disegno di legge è già stato approvato alla Camera anche da centinaia di deputati Pd, tra i quali non pochi "renziani". La riforma "Del Rio" è più che necessaria per ammodernare e riorganizzare la pubblica amministrazione locale italiana, anche perché si è dovuto assistere al fallimento del Titolo V della Costituzione, così come modificato nel 2001. Tra l'altro, le città metropolitane sono utili, anzi utilissime, perché si è scoperto che anche in tempi di internet e simili sono forti le economie e le diseconomie "di agglomerazione", che sono fenomeni che vanno governati in sedi decisionali adeguate. D'altra parte, non c'è bisogno di ricordare che Renzi si è speso più volte, e anche di recente, a favore dell'abolizione delle Province. E quindi è adesso abbastanza sorprendente assistere a una specie di rivolta di vari amministratori locali, anche e soprattutto "renziani", contro il povero Del Rio, che dai giornali viene dipinto come uno degli uomini di punta del rinnovamento renziano. La rivolta pare stia contagiando anche qualche senatore di maggioranza, nonché di Forza Italia. E anche questo (se non fossimo in Italia) dovrebbe sorprenderci perché, anni fa, Berlusconi fu il primo a impegnarsi per l'abolizione delle Province. Se il disegno di legge verrà bloccato o rinviato o svuotato di contenuti significativi, sarà l'ennesimo voltafaccia - dire una cosa e farne un'altra - che dovremo registrare. E per Renzi sarebbe una prima volta destinata a lasciare il segno. Franco Osculati politica / 2 Ruba tu che rubo anch'io nE' proprio il caso di dire: ruba tu che rubo anch'io. Tanto quei co...ni di italiani ci votano lo stesso. Fanno a gara chi è più sfrontato a rubare, dai Presidenti ai Consiglieri regionali. Come è potuto accadere che regioni sono dei governi indipendenti e fanno quello che vogliono, senza nessun controllo? Stipendi favolosi e agevolazioni di ogni genere non sono sufficienti a placare l'ingordigia dei politici. Quando vengono scoperti i loro intrallazzi fanno quadrato e sono pronti ad accusare la magistratura e sostengono che in Italia è in corso un golpe, che non c'è democrazia. Quanta vergogna, mentre gli italiani continuano ad essere tartassati e diventano sempre più poveri. Possibile che lo Stato non riesca a eliminare questo sistema scandaloso, magari accorpando a sè tutte le competenze delle Regioni eliminando anche le Regioni autonome, invece di voler eliminare le Province che secondo me sono le istituzioni, dopo i Comuni, più vicine ai cittadini per qualunque necessità. Mi pare che l'Italia sia una e indivisibile , almeno fino ad oggi. Come mai quando un cittadino non ha pagato tutto il dovuto, magari per un errore, lo Stato gli manda una cartella di recupero crediti con tanto di interessi, mentre invece non va a chiedere il rientro dei soldi che le regioni, tramite i loro Presidenti e Consiglieri, hanno rubato? Certamente quando sono state istituite le Regioni l'intento era di decentrare competenze in modo che lo Stato centrale, essendo più snello, potesse funzionare meglio... Così non è stato, si è aumentata invece la burocrazia e consentito che nascessero dei veri e propri centri di corruzione. Quando andremo a votare come faremo scegliere un candidato parlamentare o un politico onesto? Come cercare un ago in un pagliaio. Giuseppe Lanfranchi poesia Par non dimenticà nM'piasaris sentì quèl ch'i pruà / quänd, sensa fa gnent ad mal / di vostar dirit si stat privà / par culpa d'una questiòn rasial. Vurarisi capì quèl ch'é pasà in dla ment / ad quèi, ch'hän pudü pensà / che una rasa, ch'ha creà l'Oniputent / l'era iniqua e l'andava eliminà? Vurarisi pruà p'un atim stupur / d'vialtar, che stipà in di vàgon / fursi g'avivan namò sentùr /ad quèl ca v'aspetava a destinasiòn! Però, vurarìsi no truam, nänca un second / in di pagn d'chi ha versà säng inucent / quänd s'presentarän, a la fin dal mond / davänt al tribünal dal Signùr Oniputent! Mario Grazioli LAVORO Doppi incarichi in nero, che vergogna nIl problema dei giovani senza lavoro! Poi, leggi i giornali e viene la rabbia. Titoli in prima pagina: "L'Italia dei doppi incarichi in nero". Che dire? Vergogna!!! Armando Massara CARCERI Verso l'indulto senza risolvere i problemi nL'Italia durante il settennato del presidente Scalfaro ha speso una fortuna per costruire carceri nuove, improntate a criteri e teniche abitative confortevoli e umane che hanno soppiantato le tetre carceri isolane. E, non molto tempo fa, ci si era proposti di convertire le caserme in carceri, nonchè la contestuale soppressione del carcere di San Vittore a Milano per costruirvi, sul sedime liberato, un condominio. Nel contempo "Striscia la Notizia" faceva l'elenco con relative riprese fotografiche delle numerose carceri di nuova costruzione, disabitate, costruite nel meridione d'Italia. Oggi, dopo la protesta delle guardie carcerarie, che lamentavano e lamentano lo sperequato rapporto numerico rispetto ai detenuti, con alta percentuale di extracomunitari, si è da una parte ottenuta l'abolizione del reato di clandestinità e dell'altra si è caldeggiato, con enfasi salvifica, lo "sfollamento delle carceri per le inumane e degradanti condizioni in cui vivono i detenuti". Così come ci è stato contestato dall'Unione Europea e dai controllori di Bruxelles. Un indulto definito "svuota carceri" e qualificato dal Presidente degli Ermellini (Giudici di Cassazione) "il miglior ricorso alla custodia cautelare". Provvedimento che farebbe il paio con quello "semi clandestino" del 31 luglio 2006 che ha gratificato tutti i detenuti e i responsabili di reati antecedentemente commessi di tre anni di pena. Situazioni estreme, maturate nel tempo e consequenziali a problemi che affondano le loro radici nelle profonde carenze competitive d'origine come la mancanza assoluta di capacità di previsione politica per la soluzione dei problemi, oggi affrontati con rimedi talmente radicali da considerare quasi superfluo il codice penale, nonchè il giudice, che, applicandolo, condanna il reo. Pochi giorni fa la magistratura francese ha rimesso in libertà, per fine pena, Philippe Shennawy, detto "Papillon", dopo 38 ininterrotti anni di carcere, di cui 20 in isolamento e 34 giorni di sciopero della fame. Ciononostante le condizioni delle carceri francesi non sono state tacciate dall'Unione Europea nè "inumane", nè "degradanti". avv. Carlo Dell'Acqua il dibattito Droga, legalizzazione e qualche ipocrisia nEffettivamente non sempre accade che chi fa uso di sostanze sia destinato a rovinarsi, a morire, a uccidere, non sempre la vita diventa un vicolo cieco. Alle mie obiezioni sulla legalizzazione qualcuno risponde così: non sempre, solo qualche volta, c'è il ferito, il morto, il botto e il silenzio. Forse bisognerebbe farci i conti con quel "qualche volta", con quelle vite dimezzate, azzoppate, disperate, annullate, scomparse, per una svista, non certamente causata da un eccesso di zuccheri. Possiamo metterla giù come meglio crediamo e vogliamo, ma legalizzare non toglierà mercato alle mafie, non farà diminuire le utenze, la pratica del minor danno-sballo non risulterà politica risolutrice. Ciò che domani sarà mercato istituzionale, consegnerà percentuali importanti di principi attivi, guadagni e sfruttamento dei più deboli e fragili, a un altro mercato parallelo, ben più efficace e provvisto di alternative comode, a pronta consegna. Salute, vita umana, dignità, responsabilità, capacità di fare delle scelte, di avere soprattutto delle scelte, stanno diventando concime per fintamente nuove ideologie, le quali negano diritti fondamentali ai più giovani, ai più esposti. Campagne, slogan e manifesti, contro questo e contro quello, adesso occorrerà farne anche contro la Maria, la Giovanna, la Elisa, sarà necessario ferirsi e lacerarsi ancora di più: auto sequestrate, patenti ritirate, pendenze penali, lavoro pubblica utilità, gambe tranciate, corpi in scadenza, assenze eterne che divengono ulteriori presenze costanti. La droga non è normale quanto un bicchiere di vino, la droga non fa bene, uno spinello "aiuta" a lenire "terapeuticamente" il dolore insopportabile a chi è costretto a letto da un male terribile, ma non rende lucidi coloro che sono protagonisti attivi della propria vita. Ho l'impressione ci sia davvero urgenza a mettersi di traverso a fronte di dichiarazioni semplicistiche, non sarà la legalizzazione a domare una violenza insita in ogni responsabilità negata. Vincenzo Andraous Comunità Casa del Giovane