Fin da bambina i treni mi davano una sensazione di libertà

Ho sempre amato i treni, fin da quando ero bambina; vederli passare mi regalava una indescrivibile sensazione di libertà, come se su quei binari potessero correre tutte le mie fantasie portandomi lontano dalle fatiche della vita. Oggi passo gran parte della giornata sui treni; mi alzo presto, mi preparo e lascio la colazione pronta per i miei figli: la madre di mio marito si prenderà cura di loro mentre a piccoli passi mi avvicino verso la stazione. Aspetto il treno delle 8,35, direzione Milano, sei mattine a settimana, la domenica invece posso dedicarmi ad altro e portare i bambini in chiesa. Il treno delle 8,35 non è mai troppo affollato, solo nelle mattine di neve c'è tanta gente: in quei giorni passare da una carrozza all'altra diventa praticamente impossibile. Arrivata a Porta Garibaldi lascio il mio posto a qualcun altro e mentre molta gente prende la propria strada verso gli uffici, io salgo su un altro treno, questa volta in direzione Lodi. Sono le 9,42, nei dieci minuti prima della partenza mi piace osservare i pendolari muoversi freneticamente per la stazione, ognuno intento nei suoi pensieri ma tutti con la stessa fretta. Sui treni, più la mattina avanza, meno persone si incontrano ed allora tutto diventa più semplice, anche se non puoi mai sapere chi ti troverai di fronte: io non posso che essere sempre pacata nelle parole, ma molte persone non mi degnano di uno sguardo, forse non mi ascoltano nemmeno; fanno solo cenni con la testa, mi danno velocemente ciò che chiedo così che possano tornare rapidamente al silenzio del proprio viaggio. Non appena mi vedono alcuni sembrano quasi intimoriti anche se alla fine non faccio loro nessun male, solo quello che mi serve per vivere, altri invece mi sorridono gentilmente, in molti però non si tolgono nemmeno le cuffie dalle orecchie. Di solito arrivo fino a Lodi, lì scendo un'altra volta per riprendere poi un nuovo treno verso Milano. Poi da Milano a Pavia, e da Pavia finalmente verso casa dove posso riabbracciare la mia famiglia. Non appena mi vedono arrivare Milko e Ana smettono immediatamente di giocare per corrermi incontro; in quel momento tutte le fatiche della giornata hanno finalmente un senso: non devo più tendere la mano per ricevere qualche moneta, non devo più pregare le persone per avere un aiuto, non devo più scappare dai controllori per evitare la polizia ma posso finalmente aprire le braccia trovando, nella nostra piccola roulotte, la più dolce delle libertà. Giovanni Vescovi