Piano di assistenza con i buoni spesa
CILAVEGNA Più di cento persone aiutate dai servizi sociali. La crisi continua a farsi sentire anche a Cilavegna, dove da due anni l'amministrazione comunale ha varato un metodo di aiuto delle famiglie in difficoltà basato sugli indicatori di reddito. Nel 2011 si cominciò con nemmeno trenta famiglie, oggi si è arrivati al centinaio, che si aggiungono a quanti invece sono assistiti dalla Caritas parrochiale. «Non è che Cilavegna si distingua rispetto ad altri perchè ha maggiori o minori sacche di povertà,_spiega il sindaco Giuseppe Colli _ ma noi abbiamo deciso negli ultimi due anni che le famiglie in difficoltà vanno aiutate. Abbiamo fatto una capillare analisi dell'Isee (gli indicatori di reddito ndr) riuscendo a trovare situazioni di emergenza che si verificano in determinati periodi dell'anno come quando si devono pagare le tasse, oppure ci sono spese da sostenere. Sono i momenti in cui le richieste di aiuto aumentano. Noi non diamo, però, soldi alle famiglie perchè vogliamo evitare che ci sia uno spreco, ma abbiamo inventato una serie di interventi sostitutivi. Tra questi ci sono buoni spesa, che vengono dati direttamente al commerciante, che vende soltanto beni di prima necessità». L'operazione di welfare in salsa cilavegnese in realtà non si limita soltanto ai beni di prima necessità, ma porta con sé una serie di aiuti che vanno dalle esigenze minime fino a contributi anche importanti. «Interveniamo pagando direttamente le bollette dell'Eni e del gas _ dice il sindaco, Giuseppe Colli _ o anche sul sostegno affitto con un fondo misto tra Comune e Regione Lombardia. Inoltre integriamo le rette delle case di riposo. Arriviamo a integrare alcune rette fino a 350 euro al mese. Gli sgravi riguardano anche cose minime come la tassa rifiuti o anche soltanto il costo della mensa». Andrea Ballone