Caccia alla reliquia di Wojtyla
L'AQUILA Furto sacrilego su commissione oppure gesto di un devoto di papa Giovanni Paolo II che potrebbe aver portato a casa la reliquia convinto che il culto "diretto" possa dare maggiori benefici. Anche se tutte le ipotesi restano in piedi - perde quota la pista satanica, formulata dall'osservatorio Antiplagio - cominciano a delinearsi alcune fattispecie sul furto della reliquia con il sangue di Giovanni Paolo II, rubata due notti fa, insieme a una croce, dalla chiesa di San Pietro della Ienca (L'Aquila), sotto il Gran Sasso. Un posto molto caro al Beato che spesso raggiungeva da Roma la montagna aquilana per camminare, meditare e sciare. Ora le indagini sono entrate nel vivo: oltre 50 i carabinieri coinvolti in una battuta nella zona del santuario dedicato al Papa polacco. L'operazione è stata interrotta solo nel pomeriggio quando sull'Aquila e dintorni si è abbattuta una fitta nevicata. Le ricerche dovrebbero continuare quando le condizioni del tempo lo permetteranno, segno che i carabinieri sono ancora convinti che i ladri possano essersi disfatti del prezioso oggetto sacro. Oggi, intanto, potrebbe tenersi un summit tra il pm David Mancini, titolare dell'inchiesta per ora aperta contro ignoti, e il comandante provinciale dei carabinieri, Savino Guarino, che sta guidando le indagini. Dell'ipotesi del furto sacrilego su commissione si dice convinto il presidente dell'associazione culturale «San Pietro della Ienca», Pasquale Corriere, promotore delle iniziative di rilancio turistico del Gran Sasso incentrate sulla figura di Wojtyla. Sulla vicenda ieri è intervenuto l'arcivescovo dell'Aquila, Giuseppe Petrocchi, rivolgendo un appello «agli autori di questa deprecabile azione affinché si aprano alla luce del Vangelo e restituiscano quanto prima alla Chiesa Aquilana la reliquia del nostro Protettore, che sarà presto innalzato agli onori degli altari».