La crisi svuota le culle Mai così pochi neonati
di Cinzia Lucchelli wROMA Gli italiani hanno rinunciato a fare figli. Il 2013 ha segnato, come nascite, il punto più basso di una secolare serie storica: sono nati meno bambini di quanti ne nascessero nei tragici anni della seconda guerra mondiale. Non che manchi il desiderio. Ma il lavoro è perennemente precario, c'è l'affitto da pagare e il futuro non sorride più. Si registra, da Bolzano a Roma, il triste sollievo di chi si sente fortunato per non avere in casa un neonato da crescere solo perché libero anche dall'ansia di non riuscire a mantenerlo. L'amarezza di donne che rimandano, di contratto a tempo in contratto a tempo, l'idea della maternità inseguendo il miraggio di un posto fisso. La fatica di chi va controcorrente, come le famiglie numerose, che occupano percentuali sempre più basse delle impietose statistiche sui nuovi nati e che raccontano di scelte coraggiose ripagate con vite certo piene ma costellate di affanni, rinunce e scarsa attenzione da parte di chi governa. Storie di coppie e famiglie in tempo di crisi, in un Paese in cui a un tasso di disoccupazione che ha toccato nel novembre scorso il 12,7% (41,6% per i giovani), si somma una politica familiare avara. Baby-sboom. I dati dell'Istat descrivono un Paese dalle culle sempre più vuote registrando, nei primi sette mesi del 2013, una diminuzione delle nascite del 4,3% rispetto allo stesso periodo del 2012. Si stima che siano nati in tutto il 2013 tra i 510mila e i 515mila bambini e se il dato fosse confermato l'anno appena trascorso segnerebbe un record negativo. Nord o Sud non fa differenza, il fenomeno riguarda tutta la Penisola, anche se i capoluoghi tengono meglio della provincia. Tra le grandi città, Roma si espande, Milano recupera, Firenze è stabile. In alcuni comuni terremotati dell'Emilia c'è, a sorpresa, un incremento di parti. Invecchia invece la Toscana con il 15% di nati in meno a ottobre 2013 rispetto al 2012 e dove non solo gli italiani mettono al mondo meno bimbi: a Prato, ad esempio, i parti delle straniere sono diminuiti del 5%. Madri sempre più tardi. La tendenza è in corso dal 2009. In questi anni sono diminuiti soprattutto i nati da genitori entrambi italiani e sono aumentati, ma in maniera sempre più contenuta, i nati da stranieri; le donne procrastinano sempre più il desiderio di diventare madri. Nel 2012 l'età media è di 31,4 anni (32 per le italiane). Oltre il 7% dei neonati ha una mamma di almeno 40 anni. Il primato spetta alla Sardegna dove i nati da ultraquarantenni sono l'11%. Meno figli per coppia. I nuclei familiari si assottigliano: scende il numero di figli per donna. Nel 2012 è di 1,42 (1,29 per le italiane, 2,37 per le straniere). Il periodo di osservazione, dice l'Istat, è troppo breve per aver la certezza di un rapporto di causa-effetto, ma è evidente che questa fase di diminuzione avvenga in un contesto di crisi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA