UNA LEGGE CONTRO I CESPUGLI
di GIANFRANCO PASQUINO La proposta di riforma della legge elettorale elaborata da Matteo Renzi e concordata con Silvio Berlusconi sembra mirare soprattutto a contenere, ma anche a ridimensionare quasi del tutto il potere dei partiti piccoli. Infatti, le due soglie di sbarramento previste per l'ingresso in Parlamento - 5 per cento se coalizzati con un altro partito (che, a sua volta, superi la soglia, quindi, esclusivamente con il Pd oppure con la non troppo nuova Forza Italia; molto improbabilmente, con il Movimento Cinque Stelle), 8 per cento se si presentano da soli - tagliano fuori Sinistra Ecologia e Libertà, quel che rimane di Scelta civica, la Lega e l'Udc. Tuttavia, proprio quei piccoli partiti potranno "contrattare" un certo numero di seggi offrendosi per consentire ai due grandi di ottenere quella alta percentuale di voti necessaria a vincere il premio di maggioranza. Perderanno, però, la loro identità, nome e simbolo. I piccoli sopravvissuti potranno, poi, a meno che non vengano riformati i regolamenti parlamentari, tentare di fare un gruppo autonomo oppure confluire nel gruppo misto. Le liste bloccate, anche se corte (ma, se i collegi saranno ritagliati su base provinciale, lavoro molto impegnativo, quanto "corte" potranno essere le liste delle provincie di Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo?), non restituiscono nessun potere qualsivoglia agli elettori per incidere sulla formazione della rappresentanza parlamentare. Berlusconi non perde il potere di nominare, come ha fatto finora, magari con l'aiuto di Verdini, tutti i suoi parlamentari e Renzi acquisisce un potere notevolissimo che nessuno dei suoi predecessori, che tenevano conto delle correnti interne al Partito Democratico, ha mai avuto e utilizzato come il nuovo segretario ha già sottilmente minacciato di usare. Dunque, i parlamentari, tutti i parlamentari continueranno ad essere nominati, ma, per fortuna, vengono proibite le candidature in più di una circoscrizione. L'alternativa senza scandalo sarebbe l'introduzione di un voto di preferenza, uno solo, come sancito dal referendum popolare del giugno del 1991 che diede un felice inizio alla fase riformatrice della legge elettorale. L'alternativa migliore sarebbe l'introduzione dei collegi uninominali come quelli esistenti con il Mattarellum, ma né Berlusconi né Renzi vogliono correre il rischio di avere parlamentari che siano riusciti a farsi eleggere grazie alle loro capacità, quindi dotati di una qualche autonomia politica e di giudizio. I collegi uninominali cambierebbero profondamente l'impianto della legge: da proporzionale a maggioritario. Curioso, però, che entrambi i "bipolaristi" Renzi e Berlusconi abbiano rivelato la loro propensione per il ballo della proporzionale. Nelle loro intenzioni, il tanto vantato, ma finora poco apprezzato, bipolarismo sarà la conseguenza inevitabile del premio di maggioranza che verrà automaticamente attribuito al partito o alla coalizione primi arrivati che abbiano superato il 35 per cento dei voti espressi. Si tratterebbe di un premio del 18 per cento dei seggi, vale a dire: circa centotredici seggi, molti, forse anche troppi, dovrebbe dire la Corte costituzionale se rimarrà fedele al precetto di una non esagerata distorsione del principio proporzionale. Ad ogni buon conto, meglio sarebbe se, a prescindere dalla percentuale di voti ottenuta dal primo partito o coalizione si procedesse sempre al ballottaggio che consentirebbe agli elettori di incidere davvero sulla formazione del governo. Complessivamente, la combinazione di un impianto all'80 per cento proporzionale con soglia di sbarramento e premio di maggioranza, che fra i sistemi vigenti esiste soltanto in Grecia, che non è non un esempio luminoso, configura una legge molto controversa e discutibile. La sua stesura ha resuscitato Berlusconi. La sua approvazione, fortemente voluta da Renzi, che pure aveva fatto anche tre altre proposte molto diverse, è possibile se Berlusconi non cambia idea. La sua efficacia nel garantire governabilità, ovvero governi stabili e coerenti nella loro azione, non può essere data per scontata. ©RIPRODUZIONE RISERVATA