Perizia-Setola, oculista sarà sentito

PAVIA Ha chiesto di essere sentito in aula e ha citato dieci testimoni, soprattutto colleghi medici, a sua difesa. Aldo Fronterrè, l'oculista di Pavia accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per avere stilato una perizia sulla parziale cecità del boss Giuseppe Setola, era presente, l'altra mattina, in tribunale a Santa Maria Capua a Vetere per l'udienza del processo che lo vede imputato. Il collegio ha acquisito gli interrogatori del collaboratore di giustizia Oreste Spagnuolo, che nei suo verbali non parla di Fronterrè (che poche settimane fa ha ottenuto la libertà) ma delinea il contesto criminale che faceva da sfondo alle azioni del boss Setola, condannato all'ergastolo per la strage degli immigrati di Castelvolturno. Alla prossima udienza, che è stata fissata per il 14 aprile, verranno sentiti in videoconferenza altri pentiti. L'ascolto dei collaboratori di giustizia potrebbe durare alcune tappe, poi la palla passerà alla difesa, che ha citato diversi testimoni e ha chiesto l'esame dell'imputato. «Il mio assistito vuole parlare per spiegare le proprie ragioni – spiega l'avvocato difensore Pasquale Coppola –. Ci tiene molto all'esito di questo processo, perché è la sua dignità che viene messa in discussione, nonostante sia un professionista affermato». Tra i testimoni citati dalla difesa ci sono gli altri medici che ebbero modo di visitare Setola. «Sono i clinici e i medici dell'amministrazione penitenziaria e i consulenti tecnici delle Corti di assise, che arrivano alle stesse conclusioni mediche formulate dal mio assistito – chiarisce l'avvocato –. E cioè che Setola aveva una ipovisione e non una cecità assoluta, quindi la visione periferica era garantita. In quelle condizioni si può anche imbracciare un'arma e sparare. Ma non è questo il punto: il mio assistito ha sempre sostenuto una cecità parziale. E anche la concessione dei domiciliari al boss Giuseppe Setola non fu per quella perizia ma seguì la relazione dei consulenti dei vari tribunali che emisero le ordinanze di scarcerazione». (m. fio.)