Anche la caccia in recessione «Meno soci e più spese»

MEDE La crisi economicacolpisce ogni campo, anche quello della caccia in Lomellina. A raccontare le difficoltà del comparto venatorio, con il suo forte indotto economico, è il presidente stesso del comitato di gestione dell'ambito territoriale della caccia Z.p.s. Pv06 (Zone di Protezione Speciale) «Risaie della Lomellina» Denis Lerma: «In tutta la provincia sono sei le zone di caccia, noi siamo qui dal 2010 e copriamo 22 paesi, quindi un punto di riferimento per la lomellina. Abbiamo una superficie di 30 mila e 656 ettari, suddivisa in: ventuno Z.r.a. (Zone di Rifugio e Ambientamento) e anche cinque Z.r.c. (Zone di Ripopolamento e Cattura), cinque riserve naturali, oltre a oasi e parchi naturali. Ad oggi abbiamo 1.096 soci, ma sono il 10 per cento in meno del 2013 e ogni anno diminuiscono». Il 70 per cento dei soci non sono residenti e Lerma spiega in quale contesto ci si deve muovere: «I cacciatori si spostano perché gli conviene, dipende dalle leggi regionali. Ogni regione si organizza in modo diverso, con regole e costi differenti». Essere cacciatore oggi è una spesa di qualche centinaia di euro in continuo aumento: «Siamo sempre meno perché comunque ha un costo elevato – continua Lerma - La quota annua per i residenti è di 140 euro per tutta la caccia e 51 euro solo per la migratoria, in più ci sono i vari tesserini e l'assicurazione. Senza contare l'acquisto dell'arma e il mantenimento del cane». Importante è anche la collaborazione con gli agricoltori del territorio per limitare al massimo le croniche tensioni tra chi coltiva la terra e chi va a caccia dovendo, spesso, attraversare zone seminate: «Cerchiamo di coinvolgere il settore agricolo per quanto riguarda la difesa e la salvaguardia della fauna e della biodiversità. Nel 2013 ci sono stati dei miglioramenti nelle nostre zone con le colture a perdere, mais o riso, e la sistemazione di siepi e filari» racconta zamcora il presidente. Non mancano i progetti di ripopolamento della selvaggina; nel 2013 sono stati acquistati 8.640 fagiani e 40 lepri, quest'ultime saranno liberate il prossimo 28 gennaio. «Altre spese da affrontare sono quelle arrecate da volpi, rapaci e cinghiali che creano numerosi danni, il doppio rispetto allo scorso anno» conclude Lerma. Marta Mogni