«Le banche deboli chiuderanno»

ROMA Non ci sarà un feroce disboscamento di banche come negli Stati Uniti ma la Bce sarà severa nel far uscire dal mercato quelle deboli in un contesto di ripresa lenta che induce alla «cautela rispetto a un eccessivo ottimismo». Il presidente Mario Draghi vuole la fine in Europa degli istituti "zombie" che «non prestano» e che, come nel caso del Giappone «possono bloccare per anni la ripresa». Da Davos il governatore Ignazio Visco ribadisce da parte sua di essere «ottimista» che le banche italiane passeranno l'esame anche se «forse ci sarà ancora qualcosa da fare» anche se, riconosce, l'erogazione di credito resta cruciale per la ripresa. Draghi chiede ai governi europei e al Parlamento di mettere a punto un meccanismo efficace per la risoluzione e di ridurre i 10 anni stabiliti per la piena operatività del fondo. Una visione appoggiata anche dal nostro governatore. Secondo alcune fonti una proposta di compromesso avanzata dalla Bce sarebbe far partire il fondo di risoluzione, fin da subito, grazie a una capacità di prestito garantita dagli Stati (una sorta di "garanzia solidale"). In ogni caso, assicura Draghi, il denaro dei contribuenti europei non sarà più utilizzato per salvare le banche. A pagare saranno in primis i creditori e solo come ultima risorsa gli stati. Draghi rifiuta l'etichetta di "ottimista" ricordando come c'è un preciso impegno dei governi tuttavia le indiscrezioni che arrivano da Bruxelles sono preoccupanti. I lavori in corso tra Consiglio e Parlamento Ue sul meccanismo unico di risoluzione delle banche (SRM), spiegano alcune fonti, dovranno per forza accelerare: per far votare il testo definitivo all'ultima plenaria del Parlamento Ue ad aprile, l'accordo tra le due istituzioni si deve trovare entro fine febbraio, perché ai traduttori servono circa 4 settimane per trasferire nelle 28 lingue dell'Ue il complesso testo legislativo. Ma - secondo quanto si apprende - l'Eurogruppo e l'Ecofin di lunedì e martedì prossimi, non faranno grossi progressi: entrambe le parti sono ancora ferme su posizioni molto distanti, in attesa che qualcuno faccia la prima mossa. La vigilanza comunque non passerà in toto alla Bce con una devoluzione di poteri, assicura il direttore centrale di Banca d'Italia Carmelo Barbagallo, secondo cui ci sarà «un nuovo sistema di esercizio congiunto dei poteri di vigilanza» dove «le autorità nazionali parteciperanno ai processi decisionali accentrati in seno agli organismi europei».