Tasi-Imu, i Comuni saranno rimborsati
ROMA Parte col piede giusto la trattativa tra governo e Anci per trovare una soluzione all'ammanco di risorse derivanti dal passaggio da Imu a Tasi, capitolo che comprende indirettamente anche il finanziamento delle detrazioni, già sostenuto da via XX Settembre con 500 milioni di euro. La vicenda, su cui i Comuni si stanno battendo ormai da settimane, riguarda una cifra pari nel complesso a 1,3 miliardi, che a loro dire con la nuova imposta locale verrebbero a mancare nelle casse dei Municipi rispetto alla gestione Imu. Ma la strettoia pare essere stata superata ieri nel corso di una riunione al Mef da cui è emersa la volontà del governo di trovare le risorse chieste dall'Anci. La soluzione passerebbe per la categoria D degli immobili (quelli genericamente intesi come capannoni industriali, che hanno un'aliquota del 7,6 per mille) il cui gettito - a stare alle previsioni di qualche settimana fa - sarebbe pari a 4,3 miliardi, di cui una parte potrebbe quindi essere dirottata nelle casse dei Comuni. Dall'incontro di ieri il governo (a via XX Settembre hanno presenziato il ministro Fabrizio Saccomanni, il sottosegretario Pier Paolo Baretta e il ministro per gli Affari Regionali Graziano Delrio) ha invece chiuso sostanzialmente la vicenda delle detrazioni, autorizzando i Comuni ad aumentare l'aliquota tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille sulla prima e la seconda casa (senza però superare la soglia massima, nel complesso, dello 0,8 per mille). Tuttavia una risposta definitiva la si avrà martedì 28 gennaio, quando il ministro Saccomanni comunicherà all'Anci la fattibilità delle soluzioni trovate nel frattempo dagli sherpa tecnici del Mef e dell'Associazione dei Comuni, che da domani mattina si metteranno al lavoro. L'incontro di questa sera ha in ogni caso soddisfatto il sottosegretario Baretta, secondo il quale «con l'Anci abbiamo fatto un passo avanti importante per la ridefinizione del gettito che i Comuni avranno a disposizione con la nuova imposta sulla casa, Iuc, rispetto al precedente regime di Imu; il clima - ha aggiunto - è stato sereno e a questo punto stiamo lavorando insieme ai sindaci per trovare una soluzione utilizzando parte del gettito derivante dagli immobili di categoria D». Il sottosegretario non ha però precisato se l'intesa con i sindaci si tradurrà o meno in una norma ad hoc, «perché - ha precisato - prima è necessario lavorare in sede tecnica». «I Comuni sono soddisfatti per l'incontro - ha spiegato Fassino - perché è stato concreto e costruttivo; a questo punto la parola fine su una possibile intesa la troveremo il 28 gennaio in un incontro che speriamo possa essere conclusivo». A questo punto i dubbi che serpeggiano tra molti addetti ai lavori riguarda la stima effettiva del gettito della categoria D, sulla carta 4,6 miliardi ma che secondo alcuni potrebbe essere in realtà notevolmente più bassa, cosa che potrebbe complicare oltremodo la vita del governo Letta e stoppare le istanze dei sindaci. Intanto il direttore dell'Agenzia delle Entrate Attilio Befera, nel corso dell'audizione alla commissione bicamerale sull'anagrafe tributaria, sollecitato dal senatore di Fi, Salvatore Sciascia, che nel passato è stato ufficiale della finanza, ha sollevato un problema che riguarda il pagamento Imu. Alla ricerca di un alleggerimento fiscale pro-famiglia sono sempre di più i coniugi che dichiarano di vivere in due diverse residenze, considerate come «prima casa» per "ottimizzare" il carico tributario. È un fenomeno non nuovo che però, complice anche la cancellazione dell'Imu sulla prima casa, è ora in decisa crescita. Tanto che il nodo arriva anche nelle aule parlamentari. «È una patologia di sistema», ha sostenuto Befera. Quando c'è una separazione legale il Fisco - ha spiegato- ha le mani legate. Mentre invece, in assenza di questo atto, il Comune non dovrebbe attribuire una diversa residenza. «Laddove lo scopriamo - ha spiegato - interveniamo. Nel passato era un caso raro, ora sta aumentando per ovvi motivi». Per Befera è incomprensibile il comportamento dei Comuni che in questo modo incassano meno.