Bufera su Zanonato Serracchiani: «Lasci»

di Maria Berlinguer wROMA Flavio Zanonato? «Dovrebbe dimettersi», parola di Debora Serracchiani. Ci mancava solo la crisi dell'Electrolux ad agitare le acque nella maggioranza e soprattutto nel Pd con la governatrice friulana, membro della segreteria Renzi, che spara a pallettoni contro il padovano ministro democratico dello Sviluppo accusato di voler buttare a mare i lavoratori Electrolux friulani per salvare quelli veneti. «È un'aggressione incomprensibile e da rispedire al mittente», replicano per Zanonato alcuni deputati Pd veneti. Il siparietto la dice lunga sul clima che si respira in casa democratica. E, come nel gioco dell'oca, ecco che si torna alla casella precedente e si torna a parlare di elezioni anticipate. Matteo Renzi, di fronte alle prime difficoltà trovate in Parlamento dalla riforma elettorale mette il freno sull'acceleratore e fa slittare il rimpasto di governo. Il nuovo patto di coalizione che Enrico Letta sperava di chiudere in tempo per la sua missione a Bruxelles prevista per il prossimo 29 gennaio, quando l'Italia dovrà presentare i suoi conti all'Europa, può aspettare. Anzi deve. Il segretario del Pd dopo la burrascosa direzione del Pd e le dimissioni di Gianni Cuperlo prende tempo per presentare il suo jobs act e le altre riforme in attesa di capire se minoranza dem e partiti minori si preparano alla guerriglia per far saltare l'Italicum. Il piano che il partito democratico presenterà al premier per un nuovo patto di governo sarà definito alla prossima segreteria e poi dovrà passare al vaglio della direzione. Il tutto tra mercoledì e giovedì, fuori tempo massimo per la missione di Letta. «È fondamentale il passaggio in direzione», spiega Marianna Madia che sta eleborando il piano lavoro, al termine delle segreteria di ieri mattina, mandando in fibrillazone Palazzo Chigi. «Renzi aspetta di vedere se la legge elettorale prende il via, solo dopo firmerà il patto di governo per il 2014: la verità è che vuole tenersi le mani libere e lasciarsi aperte tutte le possibilità compresa quella delle elezioni anticipate a maggio, con le Europee», commenta velenoso uno dei parlamentari vicini a Dario Franceschini. «Letta può andare a Bruxelles e rassicura la Ue sulla durata dell'esecutivo ma sui contenuti noi vogliamo dire la nostra», dice un renziano. Del resto è stato lo stesso sindaco di Firenze a spiegare ai deputati Pd le sue intenzioni. Senza riforme la durata della legislatura è a rischio, ha confermato Renzi durante la riunione nella quale per la prima volta c'è stato un battibecco sul caso Cuperlo tra il segretario e l'ex «reggente». Gugliemo Epifani avrebbe infatti rimproverato l'ex rottamatore per il tono usato nei confronti dell'ex presidente dell'Assembla in direzione. «Devi avere rispetto» gli ha detto Epifani. «Io l'educazione l'ho appresa dai miei genitori», ha replicato Renzi. L'episodio però non avrebbe conseguenze significative nel rapporto molto buono che si è stabilito nel corso delle primarie tra l'ex segretario della Cgil e il sindaco di Firenze. Tanto che il nome di Epifani circola sia per un eventuale rimpasto di governo sia per la presidenza del Pd. E già perché dopo le dimissioni di Cuperlo il segretario del Pd avrebbe intenzione di nuovo di offrire a una personalità della minoranza la presidenza dell'Assemblea. Pippo Civati, il terzo classificato alle primarie per la segreteria, ha confermato di non essere interessato e ha fatto due nomi come possibili successori di Cuperlo: Epifani e Sandra Zampa, parlamentare prodiana. E Renzi starebbe proprio pensando a una donna per il ruolo di garante e presidente. Ma in corsa ci sarebbero anche diversi esponenti dei "giovani turchi", la corrente della sinistra più dialogante rispetto al nuovo corso renziano. Già durante le primarie si era parlato molto del cosiddetto «patto generazionale» tra i trentenni democratici. Il passo indietro di Cuperlo potrebbe quindi portare il segretario del partito a puntare su Matteo Orfini o Andrea Orlando. ©RIPRODUZIONE RISERVATA