«Abusi su allievo», prete si autosospende

La proprietaria è in vacanza all'estero e i ladri ne approfittano. E' accaduto in un appartamento in via Amendola a Pavia, una parallela di viale Cremona, nel quartiere San Pietro. Ad accorgersi del furto è stata la vicina da casa, che aveva in custodia l'abitazione durante l'assenza della proprietaria. La donna ha notato segni di effrazione su alcuni ingressi della casa e ha scoperto che l'appartamento era stato messo a soqquadro da qualcuno che si era intrufolato all'interno, senza essere visto. Non è da escludere, per questo, che l'intrusione nell'abitazione sia avvenuta di notte, in un momento quindi in cui i ladri sapevano che non avrebbero dato nell'occhio. Gli agenti della squadra volante hanno fatto un sopralluogo all'interno della casa, alla ricerca di indizi utili a risalire ai responsabili. La proprietaria non ha potuto ancora verificare se dall'abitazione sia stato portato via qualcosa e, in quel caso, quantificare il valore degli oggetti rubati. Le indagini della polizia sono ancora in corso. di Maria Fiore wPAVIA Un passo indietro, in attesa di un verdetto finale da parte dei giudici. Don Gabriele Corsani, 45 anni, sacerdote salesiano ex economo del collegio Don Bosco di Pavia, condannato in primo grado a tre anni e quattro mesi per violenza sessuale su un giovane allievo, ha deciso di autosospendersi da prete. A confermarlo è lo stesso sacerdote, che da Sesto San Giovanni, dove fino a poco tempo fa ha esercitato il suo ministero, anche dopo l'inchiesta e il processo di Rimini, fa sapere di essersi preso «una pausa di riflessione» e di non esercitare più «il ministero presbiterale per evitare un coinvolgimento pregiudiziale nei confronti della congregazione salesiana e della Chiesa». La decisione del sacerdote arriva mentre è in corso l'appello a Milano contro la condanna inflitta a luglio dell'anno scorso dal giudice di Rimini Stefania Di Rienzo, che ha ritenuto il religioso responsabile di violenza sessuale su un allievo all'epoca 19enne (il ragazzo, che è rappresentato dall'avvocato Monica Gnesi di Monza, è stato di recente risarcito). Un verdetto impugnato qualche mese fa dall'avvocato difensore Girolamo De Rada, che punta a «una rilettura della vicenda», e quindi non definitivo. I fatti al centro della sentenza del tribunale di Rimini, che i giudici di secondo grado devono riesaminare, risalgono al 2007, anche se l'inchiesta della procura di Rimini era partita nel 2011. Soltanto allora infatti un 24enne ex allievo di don Corsani aveva presentato denuncia, raccontando quello che sarebbe successo in un albergo di Rimini dove un gruppo di allievi di un istituto tecnico di ispirazione cattolica del milanese si trovava per un seminario. Secondo l'accusa e secondo i giudici di primo grado, in quell'occasione il sacerdote aveva attirato in una stanza dell'albergo il giovane allievo, proponendogli di dormire insieme. Ci sarebbero state molestie, prima che il ragazzo riuscisse a fuggire. Una ricostruzione che il giudice di Rimini aveva ritenuto attendibile, ma su cui ora è atteso un pronunciamento della Corte di appello. «Confido nell'operato della magistratura e della giustizia», si limita a dire il sacerdote, che non vuole però entrare nel merito della sua vicenda giudiziaria. In attesa che il caso possa chiudersi davanti ai giudici, ha deciso di chiedere quindi una pausa dall'esercizio del suo ministero. In altre parole don Gabriele Corsani non farà il prete, pur continuando a restare sacerdote, fino a che la sua posizione non sarà del tutto chiarita. Oltre all'appello sulla condanna, resta anche da capire come si evolverà un'altra indagine della procura di Pavia, a cui il giudice di Rimini aveva trasmesso gli atti per il caso di un altro allievo, che aveva parlato di presunte molestie avvenute all'interno del collegio Don Bosco di Pavia che lo aveva ospitato nel 2008. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA