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IL POSTO FISSO/1 Le parole di Cattaneo e il mondo dei precari nSono rimasto allibito dalle affermazioni rilasciate dal sindaco Cattaneo sulla Provincia pavese circa la necessità, a suo dire, di superare il posto fisso, quasi fosse la soluzione di tutti i problemi del mondo del lavoro. Francamente pensavo che il problema oggi più grave del lavoro in Italia fosse la precarietà del posto di lavoro che affligge, da anni, i cittadini del nostro Paese, soprattutto i giovani. Precariato nel lavoro significa poi, inevitabilmente, precariato sociale, che si declina, ad esempio, nella difficoltà dei giovani a creare nuovi nuclei famigliari; il cosiddetto familismo di cui parlano alcuni sociologi non è dovuto al voler rimanere a casa di mamma ma alla impossibilità, oggettiva e concreta, per molti, di non potersi permettere il pagamento di un affitto, con relative bollette, tasse ecc. Basti pensare alle centinaia di migliaia di lavoratori precari, anche nel settore pubblico, ad esempio nelle cooperative per una serie di servizi che, oggi, gli enti pubblici esternalizzano; è noto infatti (e questa è una realtà che conosco bene) che alcune professioni sono state esternalizzate e precarizzate , non esiste più un bidello, un cuoco, un giardiniere assunto a tempo indeterminato, a posto fisso. Tutti questi precari guadagnano, in media, il 30% in meno di quei pochi che svolgono tali occupazioni negli Enti Pubblici, somme che, dai lavoratori, precarizzati e sottopagati, passano in altre mani, con un generale impoverimento del mondo del lavoro. Cattaneo vuole precarizzare tutti? Pensa che essere un po' più sfruttati e malpagati, senza certezze per il futuro, giovi ai lavoratori subordinati, pubblici o privati che siano? Ciò che rattrista è che i grandi problemi di questo Paese, primo fra tutti il lavoro, sono spesso oggetto non di approcci seri ed organici, ma di slogan, magari a sfondo elettorale. Così non va. Da ultimo una domanda a Cattaneo: la pensata è sua o del suo Partito? Maurizio Poggi Segretario responsabile AA.LL. il posto fisso/2 Gli slogan facili di chi un lavoro ce l'ha nSulla Provincia di domenica 12 gennaio il sindaco Cattaneo afferma che bisogna dire basta al posto di lavoro fisso. Non si tratta di una novità: sono in diversi, da qualche tempo, a sostenere questo concetto e di solito si tratta di persone che il problema del posto di lavoro non ce l'hanno, o perché posseggono risorse tali per cui potrebbero vivere senza lavorare o perché di posti di lavoro ne hanno addirittura due essendo occupati in politica e al tempo stesso in aspettativa da qualche altra parte con la certezza del reintegro nel momento in cui l'esperienza politica dovesse concludersi. Tuttavia l'idea di una società non condizionata dal posto di lavoro fisso la trovo allettante. Immagino che nessuno, o quasi, voglia fare il ferroviere, il carabiniere, l'impiegato postale, l'insegnate o altri lavori assolutamente per tutta la vita o nello stesso posto. Ciò vale anche nel privato: cambiare azienda, tipo o luogo di lavoro è un desiderio coltivato da molte persone. Il problema di tutti, o perlomeno della maggior parte dei lavoratori, è la mancanza di alternative. Perciò a politici, amministratori e imprenditori che invitano ad abbandonare l'idea del posto fisso vorrei dire che dovrebbero essere loro, con il loro potere decisionale, a creare i presupposti per un cambiamento in tal senso. Quando ci saranno sufficienti posti di lavoro per tutti, quando le aziende sceglieranno i propri collaboratori e/o dipendenti sulla base delle competenze e senza preclusione per l'età, quando l'alternativa ad un lavoro sarà la reale possibilità di un altro lavoro e non la disoccupazione, allora nessuno vivrà più condizionato dall'idea del posto fisso. Giò Arenare Pavia posto fisso/3 Il sindaco e il dramma della disoccupazione n«Ora basta posto fisso», tutti con contratto a termine, così faremo lavorare i giovani. Questo è il sunto che ho letto sulla Provincia pavese di domenica scorsa. Sarebbe la ricetta del sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo per risolvere il dramma della disoccupazione soprattutto giovanile. A dire il vero non riesco ad immaginare una persona che per tanti anni ha fatto un determinato lavoro e ha acquisito una professionalità lavorativa, a cui si possa dire di cambiare lavoro e ricominciare tutto daccapo. Penso che sia un'offesa per quella persona che ad una certa età diventa ancora apprendista. Il sindaco punta il dito soprattutto contro il settore pubblico, dove in tanti casi qualcuno ha fatto carriera tramite l'anzianità e non con la capacità, questo è vero, ed è la causa di tanta disorganizzazione negli uffici pubblici. Bisognerebbe eliminare questo sistema e fare concorsi interni alle amministrazioni per un avanzamento di carriera. Modificare le regole nel settore pubblico e renderlo uguale al settore privato e giusto, però bisogna anche equiparare tutto il trattamento, non solo quello che fa comodo, compreso quello economico e rinnovare il contratto di lavoro alla scadenza. Vorrei ricordare al sindaco Cattaneo che i nostri genitori hanno sempre lavorato con contratti a temo indeterminato e hanno valorizzato il proprio lavoro e la propria professionalità, hanno potuto farsi una famiglia, comperare casa, cambiare la macchina, andare al mare o in montagna per una meritata vacanza. Essere lavoratori a tempo determinato non penso possa garantire tutto questo. Certo che per il sindaco il problema non esiste, perché se non venisse rieletto il posto fisso lo ha mantenuto all' ex Enel, oppure, e sono sicuro che sarà la scelta che verrà adottata, farà il pendolare a Roma. Lo vediamo spesso in televisione e sicuramente un posticino al caldo alla corte del suo leader maximo ci sarà sicuramente. Naturalmente questo si, a tempo indeterminato. Giuseppe Lanfranchi Pavia pavia Una latrina davanti al portone del collegio nCaro direttore, abito nei pressi di piazza Ghislieri, dove stazionano in permanenza i posteggiatori ed alcuni venditori ambulanti. Tutto bene, senonché alcuni di essi si servono del primo angolo di via San Martino, davanti al portone del collegio Castiglioni, come orinatoio. Una situazione francamente inostenibile. Due possono essere le soluzioni: una repressiva: far fare ogni tanto dai vigili un giro da queste parti non solo per dare multe alle auto in sosta col tagliando scaduto (2€ all'ora), ma anche per visionare lo sconcio e multare i trasgressori. L'altra invece migliorativa: installare uno di quei bagni a cabina (a pagamento o no decida il Comune) in piazza Ghislieri. ne potrebbero usufruire anche i tanti automobilisti che posteggiano in piazza tutti i giorni per poco o più tempo. Le ragazze del collegio Castiglioni e gli abitanti della zona ringrazierebbero. Lettera firmata Pavia il caso L'operazione Fiat-Chrysler nCon l'acquisizione dell'intero pacchetto in mano al fondo VEBA fino a ieri di proprietà del sindacato dell'auto americano, la Fiat dell'era Marchionne, diventa a pieno titolo una multinazionale. Ci si spella le mani per i lunghi applausi. Ma... dove sta fabbrica Italia promessa ai sindacati collaborativi in cambio della "svendita" dei diritti e dei salari dei lavoratori che ha ormai contagiato la quasi totalità della imprese italiane? E l'aumento della produzione? Che fine hanno fatto Termini Imerese, Cassino, Mirafiori e Pomigliano? Perché negli usa Fiat-Chrysler produce e vende mentre in Italia produce poco e vende ancora meno? Perché metà dei lavoratori Fiat sono in cassa integrazione da anni? All'ultima domanda rispondiamo noi: perché l'operazione finanziaria di alta scuola è andata in porto a discapito dei lavoratori Fiat, dei moltissimi lavoratori dell'indotto e dello stato italiano che copre gli ammortizzatori sociali. La politica ed i media italiani dovrebbero contare almeno sino a dieci prima di magnificare il trionfo dell'industria italiana. L'acquisizione della Chrysler vuol dire ulteriore spostamento di produzione e occupazione fuori dal nostro Paese. I lavoratori aprano gli occhi per dare battaglia, mandare a quel paese il sindacato "complice" e chiedere di far restituire alla proprietà Fiat quanto sino ad oggi elargito dai contribuenti italiani sotto forma di aiuti di stato e altro. Con quello che abbiamo dato agli Agnelli ed alla proprietà in questi decenni, la Fiat avremmo potuto comprarla 10 volte! Tutto ampiamente prevedibile e su cui già nel 2010 molto avevamo scritto proprio criticando l'operato sia sul piano sindacale che sul piano industriale. La critica alle nostre posizioni sia dai partiti dell'allora maggioranza di governo sia da quella che veniva chiamata opposizione (ora stanno insieme al governo) ma anche dai sindacati entusiasti ora come allora, ci aveva sommerso. Il processo di deindustrializzazione del Paese ha imboccato una strada da cui sarà difficile tornare se non mettendo in campo la pratica sindacale del conflitto Unione Sindacale di Base Pavia