Dieudonné rinuncia: «Cambio spettacolo»
ROMA Dieudonné si arrende. E rinuncia al controverso spettacolo "Le mur", accusato di antisemitismo. La decisione è arrivata a sorpresa mentre i suoi sostenitori protestavano davanti al teatro della Main d'Or, nel cuore di Parigi, dove la polizia ha impedito l'accesso del pubblico a quello che doveva essere un nuovo spettacolo tutto consacrato all'Africa e senza i controversi contenuti antisemiti. A metà pomeriggio, l'umorista, ha lanciato un appello alla calma, esprimendo il desiderio di «voltare pagina». «Spero che tutto si calmi - ha detto - e che il Consiglio di Stato tenga conto di questo mio impegno. Non farò più "Le mur", ho un nuovo spettacolo, "Asu Zoa", questo chiude il dibattito giudiziario. Oggi il caso Dieudonné è chiuso». Davanti ai giornalisti, il comico ha aggiunto: «Ovviamente, non sono un nazista e non sono un antisemita». Intanto, davanti al teatro, non lontano dalla Bastiglia, circa duecento fan dell'umorista, che si sono visti bloccare l'accesso dagli agenti, hanno sfogato per tutto il pomeriggio la propria rabbia sulle note della Marsigliese, ma anche scandendo slogan contro il governo di Francois Hollande, accusato di aver violato uno dei valori cardine della Republique: la libertà d'espressione. «Hollande dimissioni! Libertà di espressione! Libertà per Dieudonnè!». Prestandosi agli obiettivi di tv e fotografi, i fan hanno anche inscenato una grande "quenelle" collettiva, il gesto nazista al contrario, reso celebre da Dieudonnè, che ha scatenato l'indignazione in tutto il Paese. Non è mancata un'aggressione verbale a una troupe dell'emittente all news BfmTv («Bfm Sionista! Bfm Sionista!»), accusata di dire bugie, e ironici riferimenti alla presunta love story tra Hollande e l'attrice Julie Gayet: "Hollande poligamo!". Alla domanda se non fosse vergognoso fare il gesto della "quenelle", Yann, 24 anni, ha detto: «Assolutamente no. La "quenelle" è il gesto nazista all'incontrario, quindi rappresenta l'opposto del nazismo. Non siamo antisemiti. Chiediamo solo che si possa scherzare sugli ebrei, così come scherziamo liberamente sui neri, sugli arabi, sui musulmani», dice il ragazzo, figlio di immigrati. Secondo un sondaggio l'83% dei francesi ha una cattiva opinione del comico, ma il 74% pensa che il governo ne parli «troppo». Il 52% è contrario al divieto dei suoi spettacoli.