Elezioni, a Pavia una prova di peso nazionale

segue dalla prima Alessandro Cattaneo accoglieva i pendolari che affluivano ai treni della S 13 diretti a Milano. Un sorriso, convinto, per ognuno. Una domanda – "Buongiorno, sono il sindaco di Pavia, come va?" - a chi forse avrebbe voluto risposte. Una rassicurazione per tutti. Il "Sindaco fuori dal Comune" - come Alessandro Cattaneo ha voluto definirsi in questo fulminante avviarsi di una campagna elettorale, che vede altri schieramenti ben lontani dall'iniziare la propria, preferendo soffermarsi ancora a dibattere sulla visione di una Pavia 2020 che pare una doviziosa signora da avviare ad un gentile ed ecologico fitness invece di assomigliare a quello smandruppato campo di battaglia quotidiano che tutti conosciamo - avrà anche molti difetti. Non manca, però, di scatto politico. Il "Sindaco fuori dal Comune" auto-ironicamente proteso a celebrarsi al di sopra dell'asticella delle medietà (o mediocrità) politica locale e, al tempo stesso, attento a fare l'occhiolino alla propria capacità di calcare il palcoscenico della tele-politica nazionale, gioca in modo esplicito il suo copione preferito: quello composto da uno spregiudicato mixage che consente di essere ovunque e da nessuna parte. Presente con piglio decisionista su ogni tema, ne fugge via quando è tempo di stringere e decidere, trasformandosi in un fantasma evanescente e glissante sulle questioni potenzialmente spinose (vedi rimborsi Asm e le politiche della municipalizzate, i nodi urbanistici, dal PGT al Green Campus, le scadenze dell'Expo, la nomina del direttore Apolf etc etc). Impegnato in questa sgommata verso il futuro, alza le spalle se qualcuno rammenta il passato. Ad esempio interrogandosi su quando, nell'autunno del 2012, accanto ad Alfano, predicava urbi et orbi l'opportunità delle primarie da tenere in casa berlusconiana; tranne poi cambiare parere, appena sentito il ringhio ostile del padrone di casa, Berlusconi. Ma questo era il passato. Il presente adesso è il porsi, sia a livello locale sia in ambito più vasto, come il "Sindaco fuori dal Comune". Ed ecco che, infatti, "il Foglio", quotidiano assai addentro alle complesse alchimie berlusconiane, gli dedica in prima pagina un interessante ritratto firmato dall'autorevole Marianna Rizzini. Su questo palcoscenico Cattaneo indossa i panni di una lady, addirittura la "Lady di ferro" Margaret Thatcher. Anzi no, si mette negli abiti di George Osborne, attuale cancelliere dello scacchiere del Regno Unito, e spiega le sue ricette per migliorare, non più, non solo, non tanto questo piccolo spicchio di Lombardia che è Pavia, ma il mondo intero. A cominciare dal mondo del lavoro, che deve convincersi, a dire "addio al posto fisso, diciamo basta ai contratti a tempo indeterminato" spiega il "sindaco fuori dal Comune" alla giornalista che, scrupolosa, rammenta come Cattaneo sia "un ingegnere con un passato aziendale all'Enel". Evidentemente - è stato il primo pensiero - , in totale coerenza con la sua opposizione al posto fisso, Cattaneo deve aver respinto con sdegno l'opportunità di usufruire di un'aspettativa, offerta ai politici da leggi e norme ridicolmente garantiste e che avrebbero fatto inorridire la lady di Ferro, e zitto zitto si è dimesso dal lavoro sicuro. Affrontando coraggiosamente, nel caso in cui la scommessa politica gli andasse male, il mare tempestoso del lavoro flessibile e precario in cui navigano non pochi dei suoi coetanei. Lui stesso conferma però che il posto lo conserva tuttora. Ma queste sono bazzecole e dettagli. Quel che conta è che la campagna elettorale pavese è cominciata, e, se questo è l'avvio, solo i distratti non capiscono che quello che ci aspetta sarà ben più di un test politico locale. Il "sindaco fuori dal Comune" di una città dove un'intera via si fa rubare sotto gli occhi trenta tombini senza porre una domanda ai ladri sfacciatamente all'opera in pieno giorno (e questo la dice tutta sul livello di coinvolgimento di questa comunità) parte sgommando. Anticipa tutti. Siamo in emergenza, un'intera città è in "codice rosso", ma il "Sindaco fuori dal Comune" magari riesce a convincerci che stiamo in ottima salute. Al massimo un pochino acciaccati. Insomma "mal Comune, mezzo gaudio". Basta accontentarsi.