Buoni fruttiferi postali Denuncia dei Consumatori

di Anna Ghezzi wPAVIA Sottoscrivere un investimento a determinate condizioni, riscuotere dopo dieci anni e scoprire che le condizioni non erano più quelle iniziali e sottoscritte. E' capitato a decine di italiani che avevano sottoscritto alcuni buoni fruttiferi postali. «Abbiamo avuto dieci segnalazioni solo a Pavia in tre giorni – spiega Mario Spadini, Federconsumatori – Si tratta di buoni fruttiferi postali che promettevano in un certo numero di anni di raddoppiare il valore dell'investimento e poi di triplicarlo. Invece a pochi mesi dall'emissione il Governo aveva decretato che l'interesse promesso era eccessivo. Poste avrebbe dovuto informare gli investitori delle condizioni cambiate, invece non l'ha fatto. Un esempio? Un cittadino ha impegnato venti milioni di lire nel 1999 in buoni da un milione l'uno. E si è visto rimborsare dopo 14 anni 17900 euro, 895 euro ogni milione investito. Ci aspettiamo un centinaio di segnalazioni in sei mesi». Addirittura alcuni risparmiatori si sono visti recapitare un decreto ingiuntivo sulla base del quale Poste ha chiesto l'indebito percepito dall'ignaro risparmiatore, in quanto il valore del buono alla data di riscossione non era conforme al tasso d'interesse imposto da un decreto ministeriale precedente l'emissione, decreto del quale non vi era menzione sul buono fruttifero in possesso del risparmiatore. «Se Poste vuol fare la banca – dice Spadini – deve adeguare i sistemi. Abbiamo spedito lettere di contestazione nei confronti di Poste perché non ha ritenuto di informare i clienti della modifica. Ci rivolgeremo all'arbitro bancario e poi al giudice».