"Prima del silenzio", per Leo Gullotta un testo di Giuseppe Patroni Griffi

Alta prova d'attore per Leo Gullotta che, da alcune stagioni teatrali, esalta il valore della parola, del linguaggio. Da martedì a giovedì presenterà al Fraschini "Prima del silenzio", un testo del drammaturgo Giuseppe Patroni Griffi. Spettacolo alle 21; info 0382-371214 PAVIA "Nascosto dove c'è più luce" è un'espressione che descrive la contraddizione che accomuna gli attori, coloro che celano la loro vera identità sotto i riflettori. Ma è anche il titolo scelto da Gioele Dix per lo spettacolo che, questa sera alle 21, aprirà la stagione del Teatro che ride (comici) al Teatro Fraschini (biglietti da 24 a 7 euro, per informazioni sui posti in tempo reale www.teatrofraschini.it oppure tel. 0382.371214, dalle 11 alle 13, dalle 17 alle 19 e un'ora prima dell'inizio). Questa volta l'attore milanese (classe '56 e all'anagrafe David Ottolenghi), torna con la storia di un comico che si sveglia nel mezzo di un incubo e si ritrova catapultato in uno strano luogo, a cavallo fra immaginazione e realtà. Convinto di essere immerso in un sogno solo più strano del solito, l'uomo scopre che in quel curioso sito fra le nuvole è custodita la "memoria esterna" della sua esistenza e inizia a fare un bilancio delle sue imprese, racconta i suoi punti deboli e interroga l'angelo custode (l'attrice Cecilia Delle Fratte) sulla sorte che lo attende. «"Nascosto dove c'è più luce" è l'espressione inventata da un amico psicoanalista argentino, che frequentavo dai tempi in cui avrei voluto fare lo psicoanalista – racconta il comico - Una volta mi vide recitare e mi disse: "mi piacerebbe averti come collega ma mi sa che tu sei porprio tagliato per fare l'attore, nascosto dove c'è più luce"». E' uno spettacolo diverso da quelli a cui il suo pubblico è abituato? «Non è un monologo e ha una sua struttura drammaturgica ben definita, un inizio e una fine, e in mezzo un percorso, che si sofferma anche su temi come il paradiso e l'inferno, anche se, naturalmente, non ha risposte. Però è uno spettacolo comico: non posso rinunciare a raccontare le cose in maniera ironica e irriverente». C'è sovrapposizione tra il protagonista e Gioele Dix attore e uomo? «Un comico per essere convincente deve sempre partire da se stesso. Anche quando metto la maschera dell'automobilista incazzato, quella che mi ha reso famoso, attingo alla mia esperienza. Quando sto in macchina il mio carattere peggiora. In generale, sono e rimango un cittadino incazzato». Per esempio, cosa la infastidisce? «L'attitudine degli italiani ad accontentarsi anche quando le cose non vanno. Parlo di semplici servizi che dovrebbero funzionare e che invece funzionano a giorni alterni. E poi non sopporto la maleducazione. Non sono uno all'antica o un nostalgico, ma credo che le buone maniere non passino mai di moda». Dopo "Nascosto dove c'è più luce" lei tornerà a Pavia come regista dello spettacolo "Facciamo che io ero io" di Maurizio Lastrico. Com'è stare dietro le quinte? «In realtà credo che la bravura di un regista stia proprio nel non farsi vedere, cioè, nel muovere i fili solo in fase di impostazione dello spettacolo, lasciando tutto il resto all'attore in scena. Con Maurizio Lastrico, per esempio ho l massimo il suo talento, dandogli fiducia su alcune idee di cui non era sicuro e dando un impianto. Fare il regista mi piace, è un lavoro stimolante e mi ci vedo anche nel futuro, anche perché mi consente di passare ad altri molto di quello che ho vissuto e imparato». Una curiosità: perché ha scelto di chiamarsi Gioele Dix? «Gli amici e i parenti che affollavano, solo loro, il mio show al Derby di Milano mi dicevano: "Vedrai, fra qualche anno ti farai un nome". Così, anticipando tutti, decisi di farmelo da solo, il nome, e in un pomeriggio di novembre del 1987, a pochi giorni dal mio debutto allo Zelig, rimasi ore a buttare decine di nomignoli su un foglio. Alla fine, ho scelto Gioele Dix. Ricordo perfettamente il mio pensiero: non funzionerà mai». (m.pizz.)