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di Vindice Lecis wROMA Nel giorno in cui l'Istat certifica la Caporetto occupazionale dell'Italia - col peggior dato sulla disoccupazione da 36 anni a questa parte - il neo segretario Renzi del Pd propone il suo cosiddetto "jobs act", il piano per lavoro e crescita. «L'obiettivo è creare posti di lavoro, rendendo semplice il sistema, incentivando la voglia di investire dei nostri imprenditori, attraendo capitali stranieri» ha spiegato Matteo Renzi presentando le bozze della sua proposta. Dentro questa cornice ci sono i capitoli del progetto. Anzitutto la semplificazione delle norme con la «presentazione entro otto mesi di un codice di lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole». Inoltre la «riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile». Proposta importante è quella di avviare un «processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti». Accanto a questo, deve avanzare l'introduzione di «un assegno universale per chi perde il posto di lavoro anche per chi oggi non ne avrebbe diritto» con l'obbligo di seguire «un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una proposta di lavoro». Inoltre, e si tratta di una indicazione rivolta alle aziende, «chi produce lavoro paga di meno, chi si muove in ambito finanziario paga di più consentendo una riduzione del 10% dell'Irap per le aziende. Segnale di equità oltre che concreto aiuto a chi investe». Prevista anche la riduzione del 10% del costo dell'energia per le aziende in sofferenza. Ma ieri è stato anche il giorno in cui l'Istat ha certificato che l'Italia perde posti di lavoro in modo continuo. Un'emorragia che non si arresta con i disoccupati mai così numerosi dal 1977. È il dato peggiore per i senza lavoro da 36 anni a questa parte: 12,7% a novembre, largamente superiore alla media dell'Eurozona (12,1%). Numeri da dramma: si tratta di 3.254.000 disoccupati, in aumento di 351.000 su base annua. Dal 2007 i senza lavoro sono aumentati di oltre 1,7 milioni. La disoccupazione giovanile è ancora più alta e si posiziona al 41,6%, livello massimo dal 1977. Nel dettaglio la proposta di Renzi prevede altri punti. Revisione della spesa; azioni dell'agenda digitale (fatturazione elettronica, pagamenti elettronici, investimenti sulla rete); eliminazione dell'obbligo di iscrizione alle Camere di Commercio; eliminazione della figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico; stop allo strapotere delle burocrazie ministeriali; intervento di semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica sia per i residui ancora aperti (al Ministero dell'Ambiente circa 1 miliardo di euro sarebbe a disposizione immediatamente) sia per le strutture demaniali sul modello che vale oggi per gli interventi militari; obbligo di certezza della tempistica nel procedimento amministrativo, sia in sede di Conferenza dei servizi che di valutazione di impatto ambientale. Eliminazione della sospensiva nel giudizio amministrativo. Adozione dell'obbligo di trasparenza: amministrazioni pubbliche, partiti, sindacati hanno il dovere di pubblicare online ogni entrata e ogni uscita, in modo chiaro, preciso e circostanziato. La Cgil non ha chiuso la porta alle prime indiscrezioni, ma non significa che lascerà passare senza discutere i tentativi di aumentare la flessibilità in entrata e in uscita che ha prodotto forti guasti . Oggi ci sarà il faccia a faccia tra Renzi e Letta e il job act, il piano del lavoro presentato dal Pd, sarà al centro del confronto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA