Insegnanti, retromarcia del governo

di Annalisa D'Aprile wROMA L'unica certezza della caotica giornata di ieri è che gli insegnanti non dovranno restituire i 150 euro di scatti di anzianità percepiti lo scorso anno. Per il resto, il pasticcio degli incrementi stipendiali prima sbloccati e poi ribloccati con tanto di retroattività si è trasformato in un rimpallo di responsabilità tra il ministero dell'Economia e quello dell'Istruzione. A fine pomeriggio è il ministro Maria Chiara Carrozza ad intervenire rispondendo a chi reclama la testa del ministro del Tesoro, Maurizio Saccomanni, che no, «non deve dimettersi». Poi però, Carrozza dice «tra Natale e Capodanno sono stati presi questi provvedimenti per inerzia amministrativa senza comunicare ai ministri competenti che cosa stava avvenendo». "L'inerzia amministrativa" di cui parla il ministro esplode martedì quando il collega dell'Economia avverte la classe docente che dovrà restituire «a decorrere dalla mensilità di gennaio 2014, con rate mensili, 150 euro lorde fino a concorrenza del debito». Apriti cielo. Per i sindacati è subito guerra, minacciano lo sciopero generale. Interviene il segretario del Pd, Matteo Renzi: «Lasciate ai docenti quei soldi, ma siamo su "Scherzi a parte"?». Lo spalleggia il ministro Carrozza che scrive a Saccomanni chiedendo di soprassedere. Il giorno dopo, cioè ieri, la mattina di Renzi inizia con un pressing sull'esecutivo via Twitter: «Il taglio agli insegnanti è assurdo. Il governo rimedi a questa figuraccia subito». Pronto alle barricate anche il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. Il premier Enrico Letta convoca una riunione urgente a Palazzo Chigi. Il risultato lo twitta lo stesso presidente del Consiglio: «Gli insegnanti non dovranno restituire i 150 euro percepiti nel 2013». La marcia indietro blocca (per ora) le proteste dei sindacati, ma Gilda (sindacato dei docenti) avverte «adesso aspettiamo che all'annuncio politico seguano atti giuridici rilevanti». Un «bravo al governo che cambia verso» arriva dal segretario del Pd. «Soddisfatta» si dice la Carrozza che non vuole fare polemica. E invece la polemica scatta: al ministero dell'Istruzione, che lamenta di non essere stato informato del provvedimento retroattivo, il dicastero di via XX Settembre per tutta risposta precisa, non solo che la responsabilità del guaio è di viale Trastevere («rispetto al quale il Mef è mero esecutore», dice la nota) ma che è stato informato eccome «lo scorso 9 dicembre della necessità, ai sensi della legge in vigore, di effettuare il prelievo, ma non è intervenuto con ulteriori disposizioni». Così il ministero dell'Economia ha calcolato le cifre date e presentato il conto ai professori. Saccomani cerca di chiudere il caso attribuendo tutto a «un problema di comunicazione». Una «giustificazione ridicola» per Stefania Prestigiacomo, Forza Italia. Per Carrozza qualcuno non ha parlato con i ministri di competenza: «Faremo un'analisi interna - spiega - e posso garantire che rivedremo il processo decisionale e cercheremo di capire dove è che la comunicazione è saltata o dove non si è compreso che prendere una decisione su 80mila persone tra Natale e Capodanno doveva prevedere una comunicazione ai ministri. Si farà un'analisi di chi ha sbagliato e vedremo» prosegue il ministro che poi avanza la necessità di una riforma dello Stato. «Dobbiamo affrontare il tema del governo della scuola ad un livello normativo e di gestione: non è pensabile che da una parte si decidono le cose, e dall'altra come e quando si pagano gli stipendi». Caso «chiuso» per Saccomanni che però avverte: «Ora si vedrà come la decisione si rifletterà in busta paga e mi auguro non si alteri il saldo finale». Caso che si riapre per i sindacati che denunciano un nuovo caso di prelievo sullo stipendio del personale non docente (Ata). La circolare del ministero dell'Istruzione riguarda 8mila persone e chiede la restituzione dell'incentivo economico, stabilito con un accordo del 2011, per mansioni che vanno oltre i normali compiti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA