Lo massacrò a bastonate, nove anni
CASORATE Inizierà domani il processo nei confronti dei quattro giovani che furono arrestati, lo scorso 25 novembre, a Casorate, perchè trovati in possesso di 140 grammi di marijuana. Si tratta di tre ragazzi da poco maggiorenni e di un minorenne, tutti residenti a Pavia. La sera del 25 novembre si trovavano su una Lancia Y e stavano tornando a Pavia dopo un viaggio a Milano. Nel capoluogo, secondo la loro stessa ammissione, avevano acquistato lo stupefacente dopo avere fatto una colletta e raccolto 800 euro. I carabinieri trovarono la droga nascosta in due sacchetti e, dato il quantitativo, arrestarono i quattro. All'udienza di convalida, il giudice mandò ai domiciliari i tre maggiorenni e affidò il minore a un centro di assistenza. I quattro dichiararono che lo stupefacente era per loro esclusivo uso personale, ma 140 grammi sono un quantitativo decisamente elevato. Domani se ne discuterà in udienza. Ridotta in appello la condanna inflitta dal tribunale di Pavia a Stefano Zambarbieri, un uomo di 38 anni residente a Santa Cristina Bissone che la notte del 12 ottobre 2011 era stato sorpreso nei pressi di Corteolona alla guida di un'automobile mentre si trovava in stato di ebbrezza. L'uomo era stato fermato per un normale controllo, ma gli operanti si erano insospettiti e lo avevano sottoposto al test dell'etilometro. I risultati dell'analisi strumentale avevano rivelato la presenza di un livello di alcol nel sangue che superava i 0,50 grammi per litro fissati dalla legge come soglia massima di tolleranza per chi sia alla guida di un veicolo. In primo grado aveva avuto la condanna a quattro mesi di arresto e una multa di 2000 euro. Al termine del processo di riesame la prima corte d'appello accogliendo le conclusioni del sostituto procuratore generale Pierangela Pezza ha ritenuto applicabile lo sconto previsto dal rito abbreviato e non calcolato in primo grado, fissando la pena detentiva in due mesi e venti giorni e quella pecuniaria in 2600 euro. CASORATE Nove anni di reclusione e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Pesante verdetto nei confronti di Emanuele Bernini, 38 anni, originario di Casorate Primo ma residente a Rosate. L'uomo era accusato di tentato omicidio per avere colpito ripetutamente con una mazza da baseball Francesco Santagada, 52 anni, nella sua abitazione di Noviglio. Bernini è stato invece assolto dall'imputazione di rapina. Sua moglie, Eleonora Zerbi, 30 anni, è stata condannata a quattro mesi per favoreggiamento. Il pubblico ministero, Paolo Mazza, aveva chiesto rispettivamente otto anni per Bernini e 6 mesi per Zerbi. L'episodio all'origine del processo risale al 22 gennaio 2010. Bernini e Zerbi conoscevano già Santagada. Sia per rapporti di lavoro, sia perchè per alcuni anni i due, che all'epoca erano fidanzati e si sposarono pochi giorni dopo l'arresto di Bernini, avevano acquistato con una certa frequenza dosi di cocaina dall'uomo di Noviglio. Il 22 gennaio, secondo la ricostruzione dell'accusa, Bernini si recò a Noviglio ed entrò nell'abitazione di Santagada. Una volta dentro, iniziò a percuoterlo selvaggiamente con una mazza da baseball. La vittima fuggì in giardino, sempre inseguita dal suo aggressore, poi si rifugiò in casa, e Bernini avrebbe sfondato la porta per raggiungerlo e picchiarlo ancora. Infine, Santagada si salvò dall'aggressione perchè riuscì a rifugiarsi in casa di un vicino e a chiedere aiuto. Il capo d'accusa riferiva anche il fatto che lo stesso imputato si sarebbe appropriato di una busta con 5mila euro e di altri 2330 euro in contanti. Una circostanza che era stata rubricata come rapina, ma per la quale il collegio (Beretta presidente, Riganti e Filoni giudici a latere) non ha ritenuto che fosse stata raggiunta la prova in dibattimento. Eleonora Zerbi, invece, era accusata di favoreggiamento per avere testimoniato che nel giorno e all'ora dell'aggressione, il suo futuro marito si trovava con lei e non poteva essere, quindi, a Noviglio. Il difensore dei coniugi aveva contestato la ricostruzione dell'accusa sotto diversi profili. Tra l'altro, aveva sostenuto che il giorno dell'aggressione, Bernini non poteva guidare in quanto aveva da poco distrutto l'auto in un incidente e oltretutto gli era stata sospesa la patente. L'avvocato aveva messo in dubbio la ricostruzione: visto che secondo la parte offesa l'aggressore indossava solo jeans e un maglione, il difensore si era chiesto dove avesse potuto nascondere la mazza da baseball, sfoderata dopo che i due avevano bevuto un caffè. Il collegio, tuttavia, ha accolto le conclusioni del pm, almeno riguardo al tentato omicidio. A Bernini, tra l'altro, sono state concesse le attenuanti generiche ed è stata esclusa la premeditazione. (f.m.)