casa e riforme
di Nicola Corda wROMA Un decreto stregato quello denominato Salva-Roma. Non è bastato spacchettarlo tra Natale e Capodanno, togliere tutte le prebende insaccate in corso d'opera e cambiargli il nome. Il "decreto Enti locali" ieri ha rischiato la seconda bocciatura. La prima commissione Affari costituzionali del Senato non ha dato parere positivo con un voto finito alla pari a causa di alcune assenze del Pd e di Scelta civica. Solo l'immediato coinvolgimento dell'aula, che ha ribaltato il verdetto, ha messo in salvo il provvedimento che sarà esaminato nei prossimi giorni. Ma nella maggioranza si apre una crepa imprevista: Scelta Civica annuncia che non voterà l'emendamento. In trincea c'è il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni che, oltre a riparare allo scivolone sugli scatti d'anzianità per gli insegnanti, deve affrontare a Palazzo Madama la spinosissima e complicata vicenda delle tasse locali, la nuova Tasi, e la mini-Imu, per quella parte di risorse finanziarie da trovare per cancellare definitivamente la tassa sulla prima casa. Un balzello residuo, dato che il Tesoro, per il principio di autonomia e responsabilità, non ha voluto "coprire" tutti gli aumenti di aliquota dei Comuni, decisi magari con un pizzico di furbizia da quei sindaci che speravano in un recupero delle entrate da parte dell'erario centrale. «Rimane però un impegno modesto rispetto allo sgravio fiscale, pari a 4,5 miliardi, che è stato applicato nell'anno passato» ha detto il ministro intervenendo al Senato. Superata la transizione del doppio registro di imposizione fiscale sugli immobili, Saccomanni ha spiegato che il governo «ha l'obiettivo di rendere dal 2014 la tassazione sulla casa veramente di natura federale, evitando di dover intervenire, come è successo quest'anno, su un'imposta che viene decisa al centro ma che poi viene amministrata e gestita a livello locale». Un processo che dovrà essere accompagnato dalla riforma del catasto contenuta nella legge delega fiscale all'esame del Parlamento e la cui approvazione è stata sollecitata dal ministro. Intanto le modifiche alla nuova Imposta unica Comunale che prevede la parte patrimoniale (esclusa la prima abitazione), la Tasi sui servizi unici e la Tari sui rifiuti, è in attesa delle modifiche annunciate dal governo e che saranno inserite nel decreto enti locali. «Esclusivamente allo scopo di favorire le famiglie e i ceti più deboli con ulteriori detrazioni già previste dalla legge di stabilità - si legge in una nota di Palazzo Chigi - ai Comuni sarà concessa la possibilità di elevare le aliquote sopra i massimali consentiti». Incrementi che «non comporteranno aumenti della pressione fiscale» si legge nella nota e che potranno essere compresi tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille. Per quanto riguarda la prima casa, l'aliquota massima complessiva potrà dunque arrivare dall'attuale 2,5 al 3,3 per mille. Per gli altri immobili il tetto massimo è fissato all'11,4. Anche per il ministro degli Affari regionali, Graziano Delrio, non ci sarà un aumento fiscale ma maggiore equità: «Abbiamo sempre sostenuto che si dovesse individuare la possibilità per le famiglie meno abbienti di usufruire di detrazioni, attraverso la flessibilità delle aliquote. Ora è stata messa nelle mani dei sindaci una risposta adeguata». ©RIPRODUZIONE RISERVATA