«Basta emarginare i lavoratori»
di ferruccio Fabrizio wROMA Franco Percuoco, napoletano, ha vissuto 24 anni sulle linee auto di Pomigliano. Oggi ha 47 anni, due figli. E una cassa integrazione da dimenticare. Una lunga esperienza nel reparto di assemblaggio, dove ha visto sfilare i due modelli Alfa Romeo 133 e 155. Prima della Nuova Panda. Che lui non ha ancora visto. Percuoco è uno dei 1800 cassintegrati dello stabilimento Fiat di Pomigliano, compresi i circa 300 di Nola, a zero ore di lavoro. Dal 2010 è responsabile del settore auto Fiom Napoli. La Fiat acquista la Chrysler, che cosa cambia per gli operai di Pomigliano? «Non conosciamo tutti gli aspetti dell'accordo ma se rimane la sola produzione della Panda, non cambia nulla. Tantomeno per i circa 1500 che fanno parte dell'organico e in cassa integrazione, erano quasi tutti dipendenti diretti, quando si producevano modelli Alfa. Occorre dare un segnale di discontinuità col passato quando sono state fatte dall'azienda scelte che escludevano molti operai, bisognerebbe ricorre ai contratti di solidarietà. Riconosciamo il periodo di crisi ma se è vero che si prospettano nuove produzioni con l'accordo sulla Chrysler, non bisogna più emarginare i lavoratori che non possono rientrare con la sola Panda. Solo così allora potremmo festeggiare». Due anni fa la Fiat annunciò con squilli di tromba il nuovo modello auto, qual è oggi il bilancio di produzione? «La Panda oggi è sotto i presupposti che loro preventivavano, delle 280 mila auto l'anno previste solo a Pomigliano, la produzione non arriva credo nemmeno alla metà. C'è il rischio che altri lavoratori saltino». Che cosa è cambiato da quando c'è Marchionne? «Ci sono due Marchionne. Dal 2004 quando arrivò, lui sembrava dovesse salvare la Fiat con metodi nuovi; sosteneva che gli operai erano una risorsa che incideva solo per il 7 per cento sul costo del lavoro. Dal 2010 invece è intervenuto proprio sulla manodopera introducendo condizioni di lavoro che escludevano il coinvolgimento degli operai. Con l'accordo del 2010 l'azienda si è presa il controllo autoritario del processo produttivo e dunque anche della manodopera, basta ricordare la riduzione di dieci minuti della pausa e in generale il maggior sacrificio fisico a cui è stato sottoposto il lavoratore». I vertici aziendali parlano di giornata storica ... «Non può che farmi piacere se un'azienda in cui lavoro possa estenedere i suoi confini, ma io voglio capire quali vantaggi arrivano da un produttore non più nazionale, se questo accordo non fa rientrare tutti i casintegrati, potranno festeggiare solo gli azionisti». Come passa ora il suo tempo? "Con la speranza di tornare in fabbrica quanto prima ma se restano queste condizioni non posso essere ottimista». ©RIPRODUZIONE RISERVATA