La sfida pavese all'Aconcagua
di Pier Angelo Vincenzi wPAVIA Si sta allenando sull'Appennino piacentino Davide Chiesa, alpinista di Castel San Giovanni socio del Cai di Pavia che nel 2011 ha scalato un ottomila, il Manaslu. Corre soprattutto in salita il quarantaquattrenne in vista della sua prossima impresa: l'Aconcagua. Nelle Ande argentine, è la più alta montagna della Cordigliera, di tutto il continente americano e di tutto l'emisfero meridionale con i suoi 6962 metri. Chiesa, che per vivere lavora nel comune della sua città, si aggregherà alla spedizione del Cai di Aqui Terme: «Sarò il direttore del campo base – spiega l'alpinista, membro dell'associazione Valtidone Amici della Montagna – un compito che mi è stato affidato in virtù della mia esperienza». Che è infatti notevole: scalatore dal 1991, ha all'attivo oltre 300 ascensioni (su vie classiche, in solitaria e anche in cascata di ghiaccio) e l'apertura di alcune vie nuove. Nel suo curriculum si trovano la nord del Gran Zebrù, le vie Minnigerode ed Ertl entrambe in inverno, la nord dell'Ortles (in solitaria in due ore e mezza), la nord dell'Adamello in invernale, la via nuova della nord di Cima Brenta in inverno, le vie nuove della sud e della ovest del Gran Zebrù in inverno. Ha scalato un 6000, l'Huayna Potosi, nelle Ande Boliviane, nel 1996, ma ha fallito un 5000, il Condoriri, sempre in Bolivia. In Himalaya è stato in vetta al Mera Peak (6450 metri), ma non è riuscito ad arrivare in cima al Baruntse (7220 metri) nel 2010. Nel 2011 ha coronato il sogno di ogni alpinista: la cima di un 8000, il Manaslu. Chiesa girerà anche il film della spedizione sull'Aconcagua: «Non vedo l'ora di partire – continua Chiesa che è anche scrittore – l'11 gennaio ci imbarcheremo sull'aereo per l'Argentina». Undici i membri della spedizione organizzata dal Cai di Acqui Terme «con il fondamentale contributo degli sponsor – dice ancora lo scalatore –la ditta Carlo Manzella, Bcc Banca Centropadana, Sicom, Thema Inox meritano un forte ringraziamento, senza di loro non potrei partecipare a questa avventura che servirà anche a raccogliere fondi per un ospedale in Africa». Per cimentarsi con la più alta montagna dell'emisfero australe serviranno tre settimane: «L'Aconcagua non è una montagna difficile sul piano tecnico, ma come tutte le montagne va affrontata con il massimo della preparazione. Bisogna insomma rispettarla. Quota e cambiamenti meteo rappresentano le principali insidie. Sto lavorando sulla tenuta fisica: mi alleno, almeno tre volte la settimana, sull'Appennino. Corro, soprattutto in salita, per prepararmi alla via normale». In questi anni Chiesa ha fatto una scelta di campo: «Ho abbandonato le scalate estreme, che richiedono grande abilità tecnica, in favore dell'alpinismo d'alta quota. Credo sia un'evoluzione naturale per chi ama l'alpinismo e comincia a non essere più giovanissimo. L'alpinismo è molto più di uno sport: è un'esperienza interiore e culturale. Conquistare l'Aconcagua è anche un modo per tenere viva una tradizione del Cai di Pavia, cui appartengo: alla fine degli anni '90 quattro soci scalarono questa montagna».