Maria, Giuseppe e le difficoltà da affrontare senza scoraggiarsi
Subito dopo la grande gioia natalizia portata dall'annuncio degli angeli, mentre ancora i nostri sguardi sono rapiti dallo splendore che traluce dall'umile stalla di Betlemme, la liturgia ci richiama quasi bruscamente alla realtà presentandoci una pagina di vangelo che stride fortemente con il clima di serenità in cui tutti siamo immersi. In pochi tratti l'evangelista riesce a farci entrare nella tragedia della famigliola di Nazareth appena allietata dalla nascita del Bimbo divino, su di essa, infatti, cade implacabile la mannaia della persecuzione: Erode, sovrano dispotico e accecato dall'attaccamento al potere si sente minacciato dalla nascita a Betlemme di un Figlio di Davide e dà l'avvio ad una caccia spietata che dovrebbe garantirgli la liberazione da qualsiasi concorrente al trono reale. Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù sono così catapultati alla condizione di profughi costretti ad abbandonare tutto alla volta di un paese straniero di cui ignorano lingua, usi e costumi. Quanta consonanza con la realtà di oggi! Veramente sbaglia chi immagina che la vita della Santa Famiglia sia stata facile e sempre serena e tranquilla: Dio non solo si è fatto uomo nascendo in una famiglia povera, ma ha anche accettato di assoggettarsi a tutte quelle tragedie che l'egoismo umano genera in continuazione. Quanti Erodi anche oggi, per sete di potere e di denaro, costringono intere famiglie a fuggire dalla loro patria perché perseguitate per motivi religiosi o politici e a gettarsi verso l'ignoto (la recente tragedia di Lampedusa ce ne fa continuamente memoria). È un mondo che continua a parlare di crisi economica senza rendersi conto che è essa altro non è che il frutto di una ben più grave crisi etica da cui si può uscire solo riscoprendo il valore della persona, ritornando a praticare la solidarietà umana, ritrovando il coraggio di mettersi in gioco nelle grandi scelte della vita. A questo mondo così disorientato, allora, la Famiglia di Nazareth testimonia come si possano affrontare le difficoltà senza scoraggiarsi, come si debba perseverare con serietà e determinazione nella ricerca della realizzazione di una relazione duratura e solida rifuggendo dall'accontentarsi di qualcosa di precario e incerto; la presenza del piccolo Gesù, infine, ci dice che Dio ama la famiglia, che l'ha scelta come "luogo" in cui farsi uomo: se noi Lo chiamiamo a farne parte Egli ci darà la forza di fortificarla e farla crescere. * docente di Religione cattolica al Liceo di Broni