La verità di D'Amico «Mio un solo furto»
GAMBOLÒ «Ammetto di aver fatto un furto, avevo cocaina ma per uso personale, non per lo spaccio. Ma non sono l'autore di altri quattro furti: non entravo nelle case come falso tecnico, sono un tecnico vero». Si difende così Giuseppe D'Amico, arrestato dai carabinieri per aver rubato gioielli per 10mila euro a una pensionata, poi venduti a un "compro oro". Per questo episodio ha patteggiato otto mesi che sta scontando agli arresti domiciliari, nella villetta di Gambolò dove vive con la moglie e due bambini. «Il mio legale ha chiesto l'affidamento ai servizi sociali, per poter uscire di casa a lavorare. Il rapporto con la ditta per cui installavo antenne informatiche si è concluso, ma ho già un altro impiego». E' accusato anche di aver messo a segno, prima dell'arresto, altri quattro furti in abitazione. Uno ai danni di una pensionata di 60anni di Albonese. In due distinti episodi le avrebbe preso tre orologi d'oro, due anelli e una catenina. Un altro furto a una pensionata di Garlasco e a un'impiegata 43enne di Gambolò, cui erano stati rubati 600 euro. Infine avrebbe derubato una casalinga 43enne di Borgo San Siro, che si è vista sottrarre un collier e un anello in oro. «Non sono stato io – ribatte D'Amico - sono entrato in quelle case come tecnico elettronico, per l'installazione di una rete internet, cui le donne si erano abbonate. Ma a parte un caso non ho preso i gioielli. «Anche se mostravo una carta d'identità con la mia vecchia residenza di Bollate, ero comunque ben riconoscibile dalla foto». E il furto per cui ha patteggiato 8 mesi? «L'ho fatto perché la ditta negli ultimi mesi non pagava me e mia moglie, che lavorava negli stand in cui si promozionava l'allacciamento internet e si firmavano i contratti per le installazioni». (a.m.)