Tangentopoli turca, Erdogan nella bufera

ROMA Rimpasto di Natale del governo del premier Recep Tayyip Erdogan: sostituiti 4 ministri coinvolti nella tangentopoli turca, che dal 17 dicembre fa tremare il governo islamico. L'opposizione chiede le dimissioni del premier. È una guerra contro tutti e tutto a tre mesi dalle amministrative. Ieri il procuratore Muammer Akkas ha denunciato di non avere potuto avviare una nuova inchiesta. Akkas, mercoledì, avrebbe ordinato l'arresto di altri 30 nomi eccellenti, fra cui deputati e imprenditori. Ma la polizia, tornata sotto il controllo dell'esecutivo, avrebbe rifiutato di eseguirli. Il pm è stato subito rimosso dal procuratore capo. Dall'inizio dello scandalo sono stati arrestati 52 personaggi della nomenclatura, fra cui i figli di tre ministri. Erdogan ha defenestrato 500 dirigenti e funzionari di polizia, 400 solo ad Istanbul. Nel mirino del governo ci sono gli affiliati alla potente confraternita islamica del predicatore Fetullah Gulen, in lotta aperta con Erdogan e considerati all'origine della "mani pulite" turca. Secondo Taraf, il filone d'inchiesta stoppato di Akkas riguarda irregolarità su commesse da 100 miliardi di dollari. La posizione di Erdogan rimane complicata: il titolare della Pianificazione urbana, Erdogan Bayraktar, ha lasciato rivelando che molte delle licenze edilizie irregolari che è accusato di avere firmato in cambio di tangenti sarebbero state concesse «in linea con le istruzioni» del leader. Secondo la stampa di opposizione nella nuova ondata di sospetti ci sarebbe l'imprenditore Bilal Erdogan, figlio del premier.